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6 Marzo 2026
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6 Marzo 2026Divano La rubrica settimanale di arte e società. A cura di Alberto Olivetti
Dilagano nel mondo i conflitti armati. I morti, da mesi e mesi, sono migliaia e migliaia, giorno dopo giorno. Uccisi sui fronti di guerra, come nelle case e per le vie delle città bombardate. Capi di stato, ministri, deputati, analisti di elevato credito assicurano che è facendo ricorso alle armi che si costruisce il futuro dell’umanità.
Si dica di Trump: grazie ad interventi armati sia all’estero sia in patria (grazie al conforto di certe sue milizie private con licenza di uccidere) parla di una prossima età dell’oro ch’egli intende elargire, dice, al suo paese e, benevolmente, al mondo intero. Si dica di Zelensky: in nome della libertà, da quattro anni, ottiene d’esser rifornito di armi: privo di armi, dice, non può garantire la libertà agli ucraini che Putin, ferocemente armato, intende, sottrarre loro. A prezzo del sangue dei suoi generosamente versato, Zelensky difende, dice, la libertà dell’occidente intero. Netanyahu muove con le armi allo sterminio del popolo palestinese perpetrato nella città di Gaza, dove è impegnato a seppellire sotto le macerie dei palazzi adulti e fanciulli a migliaia, affinché terrorismo e antisemitismo, dice, vengano per sempre dal mondo banditi. In Africa (le vittime innumerevoli) e in Asia attivi focolai di guerra. Starmer, Macron e Merz incitano alla guerra e in vista di interventi diretti si affrettano ad incrementare i propri arsenali. L’Unione Europea moltiplica le quote di spesa da investire in armamenti.
Sì, dobbiamo essere persuasi che è una decisione intelligente quella del ricorso all’uso delle armi. Insomma, poche chiacchiere, dobbiamo convenire che è una scelta ‘umanitaria’ quella di affidare alle armi – anche alle atomiche ‘tattiche’ se del caso – il destino dell’umanità. E i milioni di morti? qualcuno potrebbe eccepire. Non è questa una obiezione che possa essere accolta. Chi oggi potrebbe fermare i quotidiani orrori è impegnato ad accentuarli, ad estenderli. E allora: quale pace, quale non violenza, quale tolleranza, quali diritti e patti e accordi, quale ripudio della guerra e quale mosaico ‘non uccidere’? La consegna è armarsi, armarsi è obbligatorio.
Se così è, come a suo tempo Jonathan Swift (Una modesta proposta per evitare che i figli dei poveri siano di peso ai loro genitori e al Paese e per renderli utili alla società, 1729) e con la medesima amarezza che lo indusse al sarcasmo, anch’io mi sento di inoltrare una modesta proposta. Non nego come mi siano tornate alla mente, ahimè, certe parole di Swift: «per quanto mi riguarda, mi sono fiaccato per anni nel tentativo di proporre idee vane, futili e visionarie, e giunto infine al punto di disperare del successo, ho avuto la fortuna di concepire questo progetto, che, essendo interamente nuovo, ha qualcosa di concreto e tangibile».
Ebbene la mia proposta appunto concreta e tangibile vuol essere. Nasce dalla lettura di Istruzione per la scherma col bastone manuale del Ministero della Guerra del Regno d’Italia, che risale all’anno 1876, ove si legge: «Scopo di quest’Istruzione si è di svolgere le forze muscolari e la sveltezza del soldato, e renderlo atto a servirsi del bastone come arma». Si aggiunge che, dopo l’acquisizione di «tutti i movimenti elementari», saranno appresi i «movimenti preparatori all’assalto» da eseguirsi con «destrezza, precisione ed agilità». L’arma, cioè il bastone, «dovrà essere di quercia, d’olmo o di frassino, colla lunghezza di metri uno e cinquanta, della grossezza di circa trenta millimetri al calcio, diminuendo gradatamente fino ad averne venti in punta». Il manuale illustra con minuzia le posizioni di difesa e di attacco, le regole da osservare negli assalti. Precisa che «l’assalto sarà sempre preceduto e terminato col saluto» e che «quando l’assalitore venga toccato cede il posto al vincitore».
La mia proposta è di armare sì gli eserciti, ma unicamente di bastoni. Come dice Swift, «penso che i vantaggi della proposta da me avanzata siano molteplici ed evidenti, nonché della massima importanza» e, come Swift, sono pronto ad accogliere «qualsiasi progetto, presentato da uomini assennati, che risulti altrettanto semplice, conveniente, realizzabile ed efficace».





