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Al prossimo Consiglio comunale sarà discussa una mozione che impegna il Sindaco e la Giunta a sviluppare un progetto di percorsi ciclopedonali con attraversamento delle mura e connessione tra le valli interne e il sistema esterno.
Non è un tema tecnico. È una questione che tocca il cuore dell’identità urbana di Siena.
Il riconoscimento UNESCO del 1995 non è un’etichetta promozionale. Siena è stata iscritta nella lista del patrimonio mondiale perché rappresenta un esempio eccezionale di città medievale rimasta integra nella sua forma urbana. Non si tratta solo dei monumenti, ma dell’organismo complessivo: cinta muraria, tessuto edilizio, spazi aperti interni, rapporto con il paesaggio collinare.
Le valli verdi dentro le mura non sono aree da rendere più funzionali. Sono parti strutturali dell’impianto medievale. Il loro vuoto è parte della forma. Le mura non sono un semplice confine: sono il limite identitario che definisce la città.
La mozione prevede l’attraversamento della cinta muraria. E l’attraversamento modifica il rapporto tra interno ed esterno, cioè uno dei principi fondativi della città murata. Intervenire su quel limite significa incidere sulla leggibilità complessiva della struttura urbana che l’UNESCO ha riconosciuto come valore universale.
Non si può neppure sostenere che si tratterebbe di interventi invisibili o puramente teorici. Se si parla di cicloturismo, qualche supporto strutturale – anche minimo – dovrà essere realizzato: adeguamenti dei varchi, sistemazioni dei tracciati, segnaletica, eventuali opere di raccordo, elementi di sicurezza. Ogni infrastrutturazione, per quanto leggera, introduce una trasformazione permanente nello spazio storico.
Autenticità, integrità, leggibilità: sono questi i criteri alla base dell’iscrizione UNESCO. Ogni intervento che alteri la percezione del sistema murario o che ridefinisca i vuoti storici come corridoi infrastrutturali tocca direttamente quei parametri.
Il rischio non è teorico. Il sistema UNESCO prevede monitoraggi periodici e consente segnalazioni da parte di istituzioni, associazioni o cittadini. Se un intervento viene ritenuto incompatibile con i valori del sito, può essere richiesto allo Stato di intervenire. Nei casi più gravi si può arrivare all’inserimento nella lista dei siti in pericolo, fino alla cancellazione. È già accaduto altrove.
Il danno di immagine per Siena sarebbe enorme. Il riconoscimento non è un titolo simbolico, ma un impegno permanente alla coerenza tra tutela e scelte amministrative.
Anche altre ipotesi progettuali interne alla cinta mostrano quanto sia delicato questo equilibrio. Il progetto del complesso didattico di San Francesco, con nuove costruzioni verso valle dentro le mura, non essendo stato ancora realizzato, evidenzia comunque come ogni trasformazione prevista in quelle aree possa incidere sul rapporto storico tra costruito e vuoto.
La discussione in Consiglio comunale non può limitarsi alla funzionalità o all’attrattività turistica. Deve misurarsi con una domanda più profonda: le scelte proposte sono compatibili con il valore universale che ha fondato il riconoscimento UNESCO?
Siena non è uno spazio disponibile. È una città riconosciuta patrimonio dell’umanità. E su questo terreno le decisioni devono essere ponderate con estrema consapevolezza.





