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7 Marzo 2026LAVORO E DIRITTI · SIENA
La vertenza dello stabilimento di Viale Toselli a Siena si trascina da mesi senza risposte concrete. Parole rassicuranti, tavoli ministeriali, riunioni con la politica regionale: ma per i lavoratori il tempo stringe e le garanzie restano assenti.
di Pierluigi Piccini
I sindacati, che pure svolgono un lavoro prezioso nel tenere viva la pressione politica, ammettono candidamente che non ci sono grandi novità. E questa onestà, apprezzabile in chi rappresenta i lavoratori, è allo stesso tempo una condanna impietosa per chi quella novità avrebbe dovuto produrla: le istituzioni, la politica, il governo. Il capogruppo del PD in Consiglio Regionale, Simone Bezzini, ha dato la sua piena disponibilità a sostenere la causa. La Regione Toscana, viene detto, ha l’ambizione di rilanciare tutto il tessuto industriale del territorio. Queste sono parole giuste. Ma le parole giuste, senza atti conseguenti, diventano un ulteriore peso per chi aspetta.
Il 28 aprile è fissato un tavolo ministeriale. I sindacati sperano che il governo presenti elementi di novità. Sperare. È questo il verbo che domina questa vicenda. I lavoratori sperano, i sindacati sperano, le istituzioni sperano. Nel frattempo i mesi passano, la bonifica dell’immobile non avanza, il nuovo investitore non si materializza, e l’ipotesi che lo stabilimento venga semplicemente reso appetibile per operazioni speculative resta concretissima. C’è una questione che i sindacati pongono con chiarezza e che la politica tende a trattare con troppa delicatezza: il rischio che Viale Toselli diventi un boccone ghiotto per azioni predatorie speculative. Uno spazio urbano di grande valore, in una città come Siena, può essere facilmente trasformato — non in fabbrica, ma in appartamenti, centri commerciali, strutture ricettive. Con buona pace dei lavoratori.
Garantire che Viale Toselli resti un sito industriale richiede atti giuridici e politici precisi — vincoli urbanistici, clausole vincolanti per i potenziali acquirenti, controllo pubblico sul processo. La Regione deve impegnarsi formalmente sulla destinazione industriale del sito. Il governo deve presentare al tavolo del 28 aprile non solo elementi di novità ma un quadro di incentivi reali per chi investe in produzione e non in rendita. Il Comune di Siena deve smettere di essere un comprimario silenzioso e assumere un ruolo attivo nel definire il futuro produttivo di quella porzione di città. I lavoratori di Beko non hanno bisogno di solidarietà dichiarata. Hanno bisogno di un soggetto industriale solido, di un sito bonificato, di un contratto di lavoro. Hanno bisogno che chi ha il potere di agire smetta di attendere e inizi a decidere. Il tempo delle parole è abbondantemente scaduto.
Pierluigi Piccini · pierluigipiccini.it · marzo 20





