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Il rinvio del consiglio di amministrazione della nuova Sviluppo Industriale Siena srl non è un semplice passaggio tecnico. Quando una partita industriale così delicata subisce uno slittamento già nella fase iniziale, il tema diventa inevitabilmente politico: riguarda i tempi, la trasparenza e soprattutto la gestione delle aspettative dei lavoratori.
La società partecipata da Invitalia e dal Comune nasce con un obiettivo ambizioso: rilanciare l’ex stabilimento di viale Toselli, una ferita ancora aperta nella struttura produttiva senese. Tuttavia, il fatto che il primo Cda non si riunisca nei tempi previsti suggerisce che il percorso non sia ancora pienamente definito. E nelle crisi industriali l’incertezza pesa spesso più delle cattive notizie.
L’incontro tra i sindacati e il rappresentante del Comune nel Cda, Gabriele Corradi, è stato definito dallo stesso manager «di cortesia». Un’espressione che colpisce, perché segnala un confronto privo — almeno per ora — di contenuti sostanziali. Corradi ha chiarito di aver preso parte solo a conference call preliminari sulla costituzione della società e di non poter fornire indicazioni concrete. È un atteggiamento di correttezza personale, ma apre un problema più ampio: quello della qualità dell’informazione verso le parti sociali.
Fiom, Fim e Uilm, insieme alla Rsu, difficilmente accetteranno un passaggio meramente formale. È prevedibile che chiedano aggiornamenti sulle manifestazioni di interesse e sul profilo degli eventuali investitori. Ma senza decisioni già assunte, le risposte rischiano di non arrivare — e il vuoto informativo, in queste situazioni, diventa rapidamente terreno di preoccupazione.
La posizione del sindaco è politicamente comprensibile e istituzionalmente necessaria: gli impegni restano e la determinazione a far tornare a vivere lo stabilimento non cambia. Parole importanti, che però ora devono essere accompagnate da elementi verificabili: un cronoprogramma credibile, una strategia industriale riconoscibile, una governance capace di decisione.
Non va poi sottovalutata la presenza a Siena, nei prossimi giorni, del segretario generale della UIL Pierpaolo Bombardieri. Quando un leader nazionale scende in campo, significa che la vertenza ha ormai superato il perimetro locale ed è osservata come un possibile caso emblematico di politica industriale.
Da questa fase emergono tre questioni decisive. La prima è il tempo: ogni rinvio aumenta la tensione sociale. La seconda è la credibilità del percorso: la nuova società dovrà dimostrare rapidamente di non essere solo un contenitore amministrativo. La terza riguarda il rapporto con i lavoratori: la cortesia è sempre dovuta, ma in una crisi industriale non è sufficiente. Servono chiarezza, direzione e responsabilità.
Per Siena non si tratta soltanto di salvaguardare posti di lavoro. Qui si misura la capacità di un territorio di tornare a pensarsi come spazio produttivo, e non esclusivamente come economia dei servizi. È una prova di maturità istituzionale e di visione. Proprio per questo, oggi più che mai, la cortesia deve lasciare spazio alle decisioni.





