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Mps, oltre l’entusiasmo: le vere incognite dietro il nuovo statuto
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Nella vicenda Beko la parola che domina è una sola: attesa. Attesa dei lavoratori, dei sindacati, delle istituzioni, mentre il reindustrializzatore resta ancora senza volto e senza progetto pubblico. L’avvio dei corsi di formazione è certamente un segnale positivo, ma lascia aperta la domanda decisiva: si sta costruendo un futuro produttivo oppure si sta solo gestendo l’emergenza?
La formazione è uno strumento utile quando si inserisce dentro una visione industriale chiara. Se invece precede la definizione di cosa si produrrà, con quali tecnologie e per quali mercati, rischia di trasformarsi in una preparazione al vuoto. Prima viene il piano industriale, poi le competenze. In caso contrario, si guadagna tempo ma non si costruisce sviluppo.
La richiesta dei sindacati di un confronto diretto con Sviluppo Industriale Siena segnala proprio questo: manca ancora un centro decisionale riconoscibile e una traiettoria leggibile. E nei processi industriali l’incertezza è già un fattore di indebolimento del territorio.
La questione, infatti, non riguarda soltanto i 154 lavoratori coinvolti, ma il profilo produttivo che si vuole dare all’area senese nei prossimi anni. Quale vocazione industriale si intende rafforzare? Su quali settori si vuole investire? Senza risposte pubbliche e verificabili, la reindustrializzazione rischia di ridursi a una soluzione tampone.
Qui si misura anche la capacità della politica. Accompagnare non basta: occorre orientare, indicare una direzione, pretendere garanzie sulla solidità dell’investitore, sulla durata degli impegni e sull’integrazione con il tessuto economico locale.
Il pericolo più sottile è abituarsi a gestire le crisi invece di prevenirle, scivolando in una cultura difensiva che sostituisce l’ambizione con il contenimento dei danni. Per evitarlo serve uno scatto di chiarezza: tempi certi, percorso industriale trasparente, obiettivi verificabili.
I lavoratori non hanno bisogno solo di sapere se torneranno in fabbrica, ma in quale fabbrica e con quale prospettiva. Senza questa chiarezza, anche la formazione rischia di diventare soltanto un modo organizzato di aspettare.





