
La violenza sospesa
13 Febbraio 2026
L’ipotesi indicata dal sindaco di puntare su un unico grande investitore per riattivare lo stabilimento di viale Toselli entro il 2026 è una scelta comprensibile: in momenti di crisi è importante dare un segnale ai lavoratori e al territorio. Tuttavia, la realtà delle reindustrializzazioni è spesso più complessa.
Oggi le grandi aziende aprono nuovi siti solo dove trovano condizioni molto favorevoli — infrastrutture efficienti, filiere produttive solide e tempi certi. Non basta quindi avere uno stabilimento libero: serve dimostrare che quel luogo può sostenere un progetto industriale nel lungo periodo. In un contesto in cui molti territori stanno cercando nuovi investimenti, diventa decisiva la capacità di presentarsi con una proposta credibile e competitiva.
Anche i tempi appaiono ambiziosi. Dopo lo sgombero dei macchinari saranno necessari altri passaggi tecnici e amministrativi che difficilmente consentono accelerazioni. Riaccendere la fabbrica entro il 2026 è possibile, ma tutt’altro che garantito.
Il punto più delicato, però, è un altro: non è ancora chiaro quale attività produttiva dovrebbe insediarsi nell’area. Questo fa pensare che si sia ancora nella fase di ricerca dell’investitore, più che in quella di una trattativa avanzata.
Per questo la vera domanda diventa strategica: quale futuro industriale vuole costruire Siena? Senza una visione precisa, il rischio è di accettare qualsiasi soluzione pur di chiudere rapidamente la crisi, mentre le esperienze più solide mostrano che prima si individua una vocazione produttiva e poi si attraggono imprese coerenti.
La partita di viale Toselli non riguarda solo l’occupazione immediata. Ogni stabilimento che chiude riduce il peso economico di un territorio. Dopo anni di progressiva perdita di capacità produttiva, la scelta che verrà compiuta avrà un valore decisivo per il futuro della città.
La volontà di reindustrializzare è un segnale positivo. Ma, in operazioni come questa, la solidità conta più della velocità: meglio qualche mese in più per un progetto credibile che una soluzione fragile destinata a riaprire il problema nel giro di pochi anni.





