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3 Novembre 2026Botteghe Oscure diventa un albergo di lusso: la casa del Partito comunista e la fine di un’epoca
Il palazzo di via delle Botteghe Oscure, che per oltre mezzo secolo è stato in Italia sinonimo stesso di partito, è diventato un hotel a cinque stelle. Settanta camere gestite da una catena americana, suite panoramiche, ristoranti. La stanza che fu di Togliatti e Nilde Iotti è oggi una suite, e dal balcone da cui parlò Berlinguer si affacceranno i turisti dell’alta gamma internazionale. Nell’androne resta la stella dorata a cinque punte disegnata da Giò Pomodoro sul pavimento, e in una teca la bandiera della Comune di Parigi: cimeli conservati come si conserva l’arredo d’epoca in un palazzo nobiliare restaurato.
La storia dell’edificio dice molto. Costruito nel 1938, fu completato nel dopoguerra dai costruttori Marchini, partigiani e antifascisti, e ceduto nel 1946 al partito guidato da Togliatti. Da allora “Botteghe Oscure” smise di essere un toponimo e diventò un soggetto politico: si diceva “Botteghe Oscure ha deciso”, come si diceva “il Vaticano” o “il Quirinale”. A duecento metri c’era piazza del Gesù, la Democrazia cristiana. In mezzo, via Caetani, dove il 9 maggio 1978 fu lasciato il corpo di Aldo Moro. Quella geografia minima conteneva la Repubblica dei partiti di massa.
Nel 2000, dopo il passaggio dal Pci al Pds e poi ai Ds, il palazzo fu ceduto all’Associazione bancaria italiana nell’ambito della ristrutturazione di un debito enorme, oltre mille miliardi di lire. Già allora la vendita fu letta come un simbolo: non solo un trasloco, ma la fine di un modello di partito fondato su sezioni, militanza, feste, giornali, sedi di proprietà. Vent’anni dopo, la Lega aprì una sede proprio di fronte, e Salvini rivendicò l’eredità di Berlinguer, suscitando l’indignazione della sinistra. Oggi la parabola si chiude con la trasformazione più neutra e insieme più eloquente: il mercato turistico.
Non serve la nostalgia per capire cosa è accaduto. Il centro di Roma, come quello di tante città italiane, sta diventando una vetrina per chi può permetterselo. Palazzi pubblici, sedi di enti previdenziali, edifici di partito: uno dopo l’altro vengono riconvertiti in alberghi di lusso, mentre i residenti si spostano altrove. Il palazzo del Pci non fa eccezione, anzi ne è il caso più carico di significato, perché lì dentro si discuteva di casa, lavoro, periferie, di come dare voce a chi stava sotto.
Resta una domanda che riguarda la politica più che l’immobiliare. I partiti di oggi non hanno più case, hanno uffici in affitto e piattaforme digitali. Hanno guadagnato in leggerezza ciò che hanno perso in radicamento. Il Bottegone era pesante, gerarchico, a volte opaco, ma era un luogo dove la politica aveva un indirizzo fisico e una continuità nel tempo. Che quel luogo diventi un albergo per pochi è coerente con una stagione in cui anche la rappresentanza si è fatta temporanea, di passaggio, come un soggiorno.





