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9 Aprile 2026David Rossi: la pista mantovana
La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, presieduta da Gianluca Vinci, ha impresso nelle ultime settimane una accelerazione significativa al proprio lavoro istruttorio. Le audizioni si sono intensificate, nuove perizie sono state disposte e la pista investigativa si è concentrata con crescente decisione sul territorio mantovano, in particolare su Viadana.
Il punto di partenza è il numero 4099009, digitato sul cellulare di David Rossi la sera del 6 marzo 2013, mentre il suo corpo era ancora nel vicolo Monte Pio sotto la finestra di Rocca Salimbeni. Quel numero non corrisponde a un’utenza telefonica. È il numero identificativo di un certificato di deposito ordinario a tasso fisso al portatore, con scadenza 31 agosto 2013, emesso da GE Capital Interbanca tramite la filiale di Viadana, in provincia di Mantova.
La ricostruzione della catena proprietaria di quella filiale è necessaria per comprendere i legami con MPS. Nel 2007 Monte dei Paschi acquista dal Santander la banca Antonveneta per 9 miliardi di euro. Nell’accordo, Interbanca — controllata di Antonveneta — resta al Santander, che l’anno successivo la cede a GE Capital, il braccio finanziario di General Electric: da quel momento si chiama GE Capital Interbanca. MPS eredita gli sportelli fisici di Antonveneta, compreso quello di Viadana. Nel 2009 l’Antitrust impone a MPS di cedere alcune di quelle filiali per concentrazione di mercato: quindici sportelli ex Antonveneta vengono venduti alla Banca Popolare di Puglia e Basilicata per 73,5 milioni di euro complessivi. Uno di questi è Viadana.
GE Capital Interbanca, nel frattempo, ha ereditato dal vecchio gruppo Antonveneta una serie di certificati di deposito al portatore emessi per procura attraverso quelle stesse filiali. Nell’ottobre 2012 invia una comunicazione ai clienti titolari di tali titoli: nell’elenco allegato compare il numero 4099009, rilasciato tramite la filiale di Viadana — che fisicamente è già della BPPB, ma che ai fini del titolo è lo sportello attraverso cui GE Capital Interbanca aveva operato per procura. Il certificato al portatore non prevede nominativi: chi lo detiene fisicamente ne è il proprietario. Sarebbe andato allo Stato cinque mesi dopo la morte di Rossi.
La Commissione ha disposto due nuove perizie. Secondo quanto riferito dal presidente Vinci, una è stata affidata per verificare se vi sia stato un transito di denaro collegato al numero 4099009, l’altra per valutare se quanto emerso dalle indagini sia attinente all’oggetto dell’inchiesta. Una perizia separata riguarda l’analisi dei dispositivi elettronici del manager della comunicazione di Banca MPS.
Il legame tra Viadana e MPS non si esaurisce nel certificato. Rossi, come responsabile della comunicazione della banca, gestiva le sponsorizzazioni sportive: un flusso stimato in decine di milioni di euro l’anno. A Viadana MPS sponsorizzava una squadra di rugby di serie A, il Monte Paschi Rugby Viadana. Nelle stesse indagini antimafia confluite nell’operazione Aemilia sono emersi conti riferibili a esponenti della cosca Grande Aracri di Cutro aperti presso filiali bancarie della zona. Un collaboratore di giustizia, Salvatore Cortese, ha dichiarato che a Viadana operava un direttore di banca in grado di erogare centomila euro in ventiquattro ore senza garanzie agli affiliati. La Commissione ha avviato i contatti con la magistratura antimafia per procedere alla sua audizione.
Sul fronte delle audizioni, il 1° aprile è stato sentito Giovanni Fava, imprenditore ed ex deputato della Lega, già commissario del Carroccio in Toscana fino all’aprile 2013. Nel corso della seduta è stata letta una mail che David Rossi aveva inviato ad Alessandro Profumo il 3 novembre 2012, in cui descriveva Fava come un soggetto da neutralizzare perché aveva come unico obiettivo fare la guerra al Monte. Fava ha dichiarato di non aver mai saputo di quella mail e di non aver avuto rapporti diretti con Rossi. Ha mostrato tuttavia insofferenza quando i commissari hanno introdotto il nome dell’imprenditore mantovano Antonio Muto, lasciando intendere che informazioni interne alla Commissione potrebbero essere circolate all’esterno prima dell’audizione.
Il 7 aprile è stata audita Giovanna Ricci, ex dipendente del Comune di Siena. Secondo fonti giornalistiche, nel corso della seduta sarebbe emerso il nominativo di un professionista mantovano, indicato come possibile fonte di informazioni su presunti rapporti tra Rossi e Antonio Muto, e su un incontro che si sarebbe svolto a Siena il 6 marzo 2013. La Commissione avrebbe già individuato il soggetto e starebbe valutando una convocazione.
Il presidente Vinci ha inoltre confermato che alcune persone detenute hanno chiesto di essere ascoltate dalla Commissione. È stato dato mandato a consulenti per valutare se quanto in loro possesso sia pertinente all’oggetto dell’inchiesta.
Secondo quanto dichiarato dal presidente Vinci a La Nazione, dalla prima scrematura dei dispositivi elettronici di Rossi sono emerse ventissei mail in qualche modo ricollegabili a Giovanni Fava. La perizia richiede ulteriore tempo per essere completata.
Ulteriori audizioni sono in programma nelle prossime settimane. I carabinieri del RIS e il consulente Adolfo Gregori, che ha lavorato per la prima Commissione, si confronteranno sulle conclusioni delle rispettive perizie forensi.
Sul versante giudiziario parallelo, la Commissione ha acquisito gli atti del dibattimento di Siena e il fascicolo relativo alla vicenda giudiziaria che ruota attorno alla tenuta agricola di Chiusdino, dove nel 2022 la DIA di Firenze eseguì un sequestro da cinque milioni di euro su 350 ettari riconducibili a due imprenditori di origini calabresi accusati di aver investito proventi della cosca Grande Aracri di Cutro. L’accusa nel procedimento, che si svolge a Siena, è sostenuta dal pm Antonio Nastasi della DDA di Firenze — lo stesso magistrato che nel 2013, allora in forza alla procura di Siena, si occupava delle indagini su MPS ed effettuò il sopralluogo nell’ufficio di Rossi la notte della sua morte. È pendente una risposta all’interrogazione orale presentata ai ministri Crosetto e Bernini dal senatore Pierantonio Zanettin, presidente della prima Commissione parlamentare d’inchiesta, nella quale si chiede di sapere quali iniziative il governo intenda assumere per comprendere quanto realmente accaduto e a tutela dell’immagine dell’Arma dei carabinieri e dell’Università La Sapienza, vista la divergenza di risultati tra le diverse perizie forensi.
Fonti
Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, seduta del 1° aprile 2026 — audizione di Giovanni Fava, imprenditore. Resoconto Radio Radicale, camera.it.
Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, seduta del 7 aprile 2026 — audizione di Giovanna Ricci, ex dipendente del Comune di Siena. Resoconto Radio Radicale, camera.it.
La Nazione, 9 aprile 2026 — «Commissione David Rossi: alcune persone in carcere hanno chiesto di parlare» (Laura Valdesi).
La Nazione, 18 febbraio 2026 — «Commissione Rossi, lesioni al volto. Le novità illustrate il 24 febbraio: caso Chiusdino, prendiamo le carte».
Radio Siena TV, 25 marzo 2026 — «Morte Rossi, nuove perizie e audizioni: la Commissione accelera e aggiunge un consulente».
Quotidiano del Sud, 8 aprile 2026 — «Morte di David Rossi, la Commissione sentirà il pentito Cortese».
Gazzetta di Mantova, 2 aprile 2026 — «MPS, la mail di David Rossi sul mantovano Fava: Quel leghista ce l’ha con me».
ANSA, 1° aprile 2026 — «David Rossi scrisse a Profumo: Quel leghista ce l’ha con me».
Gonews.it, 27 gennaio 2022 — «’Ndrangheta in Toscana, imprenditori agricoli riciclano denaro sporco: sequestro milionario».
Nicola Borzi, Antimafiaduemila — «A Viadana tra ‘ndrine, sponsorship di MPS e mistero David Rossi».
GE Capital Interbanca, comunicazione ai clienti titolari di certificati di deposito ordinari a tasso fisso, 10 ottobre 2012.





