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Così l’America first di Trump risveglia il Vecchio Continente
26 Febbraio 2025
Generali, la sfida tra le liste anticipata a fine aprile
26 Febbraio 2025ANCHE MELONI TRA I LEADER EUROPEI DOMENICA NELLA CAPITALE INGLESE
Roma
Con quella americana, comincia a muoversi anche la macchina di pace europea. Ma su come garantire condizioni giuste per l’Ucraina e anche durature c’è ancora confusione. Così come ancora tutti da definire sono i piani per la strategia di difesa dell’Unione, ormai nel vortice di incontri per arrivare a un’intesa alla luce dei nuovi rapporti con gli Stati Uniti di Donald Trump.
Oggi i 27 cominceranno a parlarne in videoconferenza: il presidente francese Emmanuel Macron, che ha fatto da apripista, farà la sua relazione dell’incontro con il presidente Usa a Washington, dall’esito a dir poco deludente. Domenica, invece – in previsione del vertice Ue del 6 marzo – insieme con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, «un gruppo di leader» europei (compresa Giorgia Meloni) sarà a Londra «per parlare dei piani congiunti riguardanti la difesa», secondo quanto annunciato ieri dal premier polacco e presidente di turno dell’Ue Donald Tusk, dopo il bilaterale a Varsavia con il presidente del Consiglio E uropeo Antonio Costa. Si tratterà in sostanza di una riunione sulla falsariga di quella di Parigi con alcuni leader di Paesi europei, per cominciare a mettere a punto il piano di difesa. Ma sarà anche l’occasione per il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer di confrontarsi con i leader della Ue dopo il suo di incontro con Trump, previsto per domani. Insomma, è tempo di iniziare a sbrogliare la matassa, a fronte del feeling di Trump con Putin, sulle prospettive per garantire la liberazione dei territori ucraini. Tra le ipotesi, secondo quanto riporta il Financial Times, quella di un fondo comune dell’Ue e della Gran Bretagna per finanziare un incremento delle spese militari. Un piano che dovrebbe essere discusso a Città del Capo, in occasione del G20 dei ministri delle Finanze di questa settimana. Per Tusk trovare una soluzione in breve tempo è «un’assoluta necessità». E se la difesa comune europea è oggi la priorità, altrettanto prioritario, spiega è «a prescindere dalle circostanze – che non sono facili e a volte sono sorprendenti – rafforzare la cooperazione con gli Usa nel contesto della nostra sicurezza comune». Ma restano nodi importanti da sciogliere. Sull’ingresso dell’Ucraina nella Ue il processo sembra avviato, con la sola resistenza di Orbán, secondo il premier polacco. Più difficile la trattativa per le garanzie a Kiev con la presenza di militari europei. Anche per Von der Leyen serve comunque «una rete di protezione » americana. Ma finché non ci sarà un accordo scritto, da Palazzo Chigi si fa sapere che la premier non si esporrà con commenti. Resta certo, secondo le stesse fonti governative, che «l’invio di truppe italiane in Ucraina non è all’ordine del giorno». Diverso sarebbe con «una missione Onu con contingenti di vari Paesi». Ma Meloni dovrà vedersela con il suo vicepremier della Lega Salvini, pronto alle barricate pur di restarne fuori. Mentre per il vicepremier di FI Tajani, «sotto la bandiera dell’Onu» se ne può parlare.