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30 Marzo 2026“Dopo un mese di guerra in Iran, Donald Trump si trova di fronte alla tentazione dell’escalation”
Siamo al giro di boa del primo mese di guerra. E il quadro che emerge dalla rassegna stampa internazionale di questa mattina è quello di una crisi che non trova sbocco, stretta tra la logica militare dell’escalation e la diplomazia che prova — faticosamente — a farsi avanti.
Il Washington Post rivela che il Pentagono si sta preparando a settimane di operazioni di terra in Iran, mentre il Wall Street Journal riferisce che Trump starebbe valutando un’operazione militare per estrarre l’uranio iraniano — una notizia che, se confermata, segnerebbe un salto qualitativo enorme nel conflitto. E come se non bastasse, lo stesso Trump ha dichiarato in un’intervista al Financial Times che gli Stati Uniti potrebbero “prendere il petrolio iraniano”: parole che suonano più come una provocazione strategica che come un piano operativo, ma che in questo contesto nessuno può permettersi di ignorare.
El País traccia il bilancio del primo mese — 30 giorni di caos e un futuro incerto — mentre il New York Times offre una lettura più sfumata: l’Iran è indebolito, la sua infrastruttura missilistica gravemente compromessa secondo il Post, ma tutt’altro che neutralizzato. I raid missilistici e con droni dimostrano, scrive il NYT, che Teheran può ancora infliggere danni. Un Iran azzoppato, non sconfitto.
Sul fronte diplomatico, Arab News segnala che Pakistan, Arabia Saudita, Turchia ed Egitto stanno discutendo le modalità per porre fine al conflitto. È il mondo sunnita che prova a costruire una via d’uscita, in un’architettura negoziale ancora fragile. Nel frattempo, il Financial Times racconta come l’Iran stia attivando la sua “economia di resistenza” — quel modello di autarchia forzata già sperimentato sotto le sanzioni — per reggere l’urto della guerra.
E si allarga il fronte yemenita: Al Jazeera si chiede se gli Houthi bloccheranno lo Stretto di Bab al-Mandeb, aprendo un nuovo capitolo in una crisi che già pesa sulle rotte commerciali globali.
Due notizie, infine, che vale la pena non perdere. A Gerusalemme, la Domenica delle Palme è stata segnata dall’amarezza: i cristiani sono stati privati della Messa al Santo Sepolcro, e Le Figaro ne raccoglie il dolore — “C’est le lieu le plus important pour nous”, il luogo più importante per noi. Una ferita simbolica, in un momento in cui i simboli pesano quanto le bombe. E in Finlandia, due droni non identificati si sono schiantati nel sud-est del paese in quella che Euronews definisce una “sospetta violazione territoriale”: l’ennesimo episodio che ricorda come i confini dell’instabilità siano ormai molto più vicini di quanto vorremmo.




