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Dopo settimane di tensione e di agitazione proclamata, dalla sede di Floramiata arriva finalmente un segnale che il territorio attendeva: l’azienda florovivaistica di Piancastagnaio ha mostrato una disponibilità nuova, concreta, nei confronti dei propri lavoratori e delle organizzazioni sindacali che li rappresentano. Un cambio di passo atteso, e che ora apre scenari incoraggianti per la definizione di un contratto integrativo aziendale.
L’incontro tra la dirigenza di Floramiata e i rappresentanti di FAI CISL e FLAI CGIL ha segnato, secondo le stesse parti sindacali, una svolta nel metodo del confronto. Dalle parole dei sindacalisti emerge soddisfazione per un dialogo che si è finalmente fatto concreto, dopo mesi in cui i tavoli di trattativa avevano prodotto poco o nulla. Questa volta, invece, si è concordato non solo su contenuti ma su un calendario di incontri ravvicinati per arrivare in tempi brevi alla sottoscrizione del contratto integrativo, strumento fondamentale per regolare le condizioni di lavoro e riconoscere il contributo delle maestranze alla tenuta produttiva dell’azienda.
La vertenza aveva radici profonde. Da gennaio, i lavoratori avevano formalmente denunciato una serie di criticità accumulate nel tempo: questioni legate ai livelli contrattuali, alla gestione delle ferie, alle giornate degli operai a tempo determinato, all’utilizzo degli appalti. Una sequela di problemi che aveva portato, il 19 febbraio scorso, alla proclamazione unanime dello stato di agitazione in un’assemblea sindacale unitaria. Un atto grave, non compiuto per abitudine ma come extrema ratio, dopo mesi di interlocuzioni disattese. Il consiglio comunale di Piancastagnaio, con entrambi i gruppi consiliari inclusa la maggioranza, aveva fatto propria la preoccupazione dei lavoratori, presentando interrogazioni all’amministratore delegato dell’azienda.
Oggi quel capitolo sembra avviarsi a conclusione. L’azienda ha risposto alle istanze con un atteggiamento diverso, aperto, disponibile al confronto su tutte le questioni in sospeso. Floramiata resta un presidio occupazionale di primaria importanza per l’intero comprensorio amiatino, con oltre un centinaio di dipendenti in larga parte residenti nel territorio. La sua singolarità produttiva, garantita dall’energia geotermica che alimenta le serre a costi contenuti, rimane un vantaggio competitivo unico nel panorama florovivaistico nazionale, in un settore che attraversa difficoltà strutturali condivise da molti operatori del comparto.
Permangono, è giusto dirlo con chiarezza, questioni aperte. I sindacati hanno confermato che lo stato di agitazione non viene revocato formalmente fino alla conclusione del percorso. Ma il clima è cambiato: non più monologhi aziendali e risposte eluse, bensì un tavolo vivo, con date certe e impegni reciproci. È la premessa migliore per arrivare a un accordo che tuteli i lavoratori e accompagni l’azienda in una fase in cui mercato e produzione richiedono coesione interna più che conflitto.
Per Piancastagnaio e per l’Amiata, Floramiata non è soltanto un datore di lavoro: è l’erede simbolico di una vocazione produttiva che affonda le radici nella storia di un territorio che ha sempre trasformato le proprie risorse sotterranee, prima il cinabro, poi il vapore geotermico, in occupazione e identità. Che quel vapore continui a scaldarle, le serre, ma anche i rapporti umani all’interno dell’azienda, è un auspicio che il territorio intero condivide.





