LA PARTITA
di FRANCESCO MANACORDA
Il giorno dopo la notizia delle mosse di Mediobanca e Generali per sottoporre alle autorità di vigilanza la possibile azione di concerto tra il gruppo Caltagirone e la Delfin della famiglia Del Vecchio, il confronto si scalda. Mediobanca, che ha scritto alla Bce e alla Consob, sostiene in pratica che la presenza simultanea dei due grandi soci nel loro capitale, in quello delle Generali (dove la stessa Mediobanca è primo azionista con il 13,1% del capitale) e in Mps, che ha di recente lanciato un’offerta pubblica di scambio proprio su piazzetta Cuccia, porti a disallineare i loro interessi con quelli degli altri soci. Inoltre, nei documenti presentati, l’istituto fa notare che in caso di successo dell’Ops di Mps su Mediobanca Caltagirone e Delfin sarebbero in una posizione di forza sulla catena di controllo della compagnia assicurativa. Non diverse le considerazioni di Generali, che le ha indirizzate alla Consob e all’Ivass.
Ieri, fonti vicine al gruppo Caltagirone hanno rimarcato che già a inizio 2022 simili segnalazioni, in cuiMediobanca e Generali chiedevano a Consob e Ivass di accertare se ci fosse un’azione di concerto tra lo stesso gruppo Caltagirone, Delfin e la Fondazione Crt, erano finite in un nulla di fatto perché nessuna delle due autorità aveva trovato elementi per suffragare questa tesi. All’epoca l’assemblea delle Generali con il rinnovo del consiglio era stato un terreno di sfida. Alla lista presentata dallo stesso cda era stata contrapposta un’altra presentata da Caltagirone e votata anche da Delfin, che non ottenne però la maggioranza dei voti. Adesso le schermaglie sono da inquadrare nell’avvicinarsi dell’assemblea di Trieste, il 24 aprile, dove Caltagirone, che ha proposto di ridurre del 15% i compensi del cda, presenta una lista “corta” di soli sei esponenti e senza ad designato, che sarà presumibilmente votata anche da Delfin. Riproporre gli stessi dubbi di tre anni fa, sostengono le stesse fonti, rischia di essere una turbativa del mercato, specie per quel che riguarda le azioni Mps e il “concerto” pare emergere più dalle azioni coordinate di Mediobanca e Generali.
In piazzetta Cuccia, ovviamente, le opinioni sono molto diverse. La situazione di tre anni fa, secondo ambienti vicini all’istituto, non è paragonabile a quella odierna sia perché Caltagirone e Delfin hanno acquistato praticamente in contemporanea le azioni di Mps messe in vendita dall’azionista pubblico, – e la stessa Mps appena cessato il divieto di operazioni straordinarie ha lanciato l’Ops su Mediobanca – sia perché ci sono stati altri casi di comportamenti in sintonia dei due grandi soci. Ad esempio, quando, all’assemblea di Mediobanca dello scorso ottobre, con i migliori risultati della sua storia, Caltagirone non partecipò nemmeno e Delfin non votò per l’approvazione del bilancio. O quando, nel 2023, Delfin presentò una lista di minoranza per il cda di Mediobanca che fu votata anche da Caltagirone. Sarà molto difficile, in ogni caso, che le autorità italiane trovino un’azione di concerto, visto che sono necessarie prove documentali.