Africa in bilico: sicurezza, risorse e società
12 Gennaio 2026
Iran, il fronte interno e l’ombra della guerra
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Dalla Germania, il quadro che emerge in queste ore è quello di un ordine fragile, attraversato da tensioni che riguardano insieme lo Stato sociale, la sicurezza internazionale, la crisi delle democrazie e l’ambizione europea di guidare la transizione climatica. Tutto appare collegato da un filo comune: la difficoltà delle istituzioni a reggere l’urto di conflitti politici, sociali e geopolitici sempre più duri.
Sul fronte interno, il sistema sanitario tedesco è scosso da uno scontro senza precedenti. L’accusa di irregolarità nei bilanci della sanità pubblica ha aperto una frattura profonda tra assicurazioni e strutture ospedaliere, trasformando una questione tecnica in un conflitto politico. In gioco non c’è solo la correttezza dei conti, ma il modello stesso di welfare: chi controlla le risorse, chi ne risponde, e fino a che punto la sanità può restare un pilastro pubblico senza diventare terreno di sospetto permanente. La reazione durissima delle associazioni ospedaliere segnala un clima di delegittimazione reciproca che va ben oltre la contabilità.
Allargando lo sguardo, la Germania osserva con inquietudine ciò che accade ai suoi confini orientali. In Polonia, la preparazione dei civili a scenari di guerra non è più retorica ma pratica concreta. L’idea che un conflitto possa coinvolgere direttamente la popolazione è ormai interiorizzata, segno di una percezione della minaccia russa che non ammette illusioni. Per Berlino, che storicamente ha faticato a tradurre la memoria del Novecento in una postura di sicurezza credibile, questa determinazione polacca è insieme un monito e una pressione politica.
Più a sud-est, l’Iran appare come un laboratorio tragico della repressione contemporanea. La chiusura delle reti di comunicazione e l’uso sistematico della violenza contro i manifestanti restituiscono l’immagine di un potere che non cerca più consenso ma obbedienza. Dalla Germania, le testimonianze di medici e osservatori vengono lette come la conferma di una deriva che rende sempre più difficile distinguere tra ordine pubblico e terrore di Stato. In questo contesto, le parole provenienti da Washington su possibili negoziati suonano ambigue: promesse vaghe che non cancellano l’impressione di una diplomazia ridotta a dichiarazioni, mentre sul terreno il prezzo umano cresce.
Anche il progetto europeo, osservato da Berlino con tradizionale senso di responsabilità, mostra tutte le sue contraddizioni. Il meccanismo di aggiustamento climatico alle frontiere nasce dall’ambizione di difendere il clima e l’industria europea, ma rischia di trasformarsi in una macchina burocratica costosa e difficile da gestire. L’idea di un’Europa “isola verde” affascina, ma solleva interrogativi sulla sostenibilità economica e politica di una strategia che potrebbe isolare più di quanto protegga. Economisti e decisori si interrogano già su correttivi e alternative, segno che la leadership climatica europea è tutt’altro che consolidata.
Infine, dagli Stati Uniti arrivano figure e storie che la Germania guarda con un misto di stupore e preoccupazione. La traiettoria di un nuovo protagonista della politica sanitaria americana, passato dall’ambientalismo alle teorie controverse e ora integrato nel campo trumpiano, viene letta come sintomo di una trasformazione più ampia: la capacità del populismo di assorbire biografie complesse e piegarle a una narrazione identitaria. Anche nello sport, il racconto di una caduta e di una rinascita dopo il doping diventa, agli occhi dell’opinione pubblica tedesca, una metafora morale: la confessione come passaggio obbligato per tornare legittimi in un sistema che pretende trasparenza assoluta.
Nel loro insieme, questi frammenti compongono un’immagine inquieta. Dalla Germania, il mondo appare attraversato da crisi che mettono alla prova istituzioni, alleanze e valori. Non è solo una somma di notizie, ma il segnale di una fase in cui le certezze del passato – welfare stabile, pace garantita, progresso lineare – non possono più essere date per scontate.


