
Backstreet Boys – I Want It That Way
15 Dicembre 2025
Lotta allo spopolamento «Opportunità per i giovani e qualità della vita»
15 Dicembre 2025
Quando correre era un’avventura’
E’ una sorta di piccola storia dell’atletica a Siena la nuova pubblicazione di Andrea Friscelli, che prende il titolo di «Gli anni veloci» edito da Extempora. Un periodo circoscritto, gli anni sessanta, con una chiave di lettura intima e un po’ romantica, ma è soprattutto una fedele testimonianza di una generazione votata alla corsa, alla gloriosa competizione. Già il sottotitolo ci guida: «Storie, racconti, protagonisti di atletica giovanile a Siena negli anni sessanta» delinea gli intenti: e poi ci aiutano le parole di Patrizio Forci nell’introduzione: «Il volo di Andrea a cerchi concentrici focalizza l’obiettivo su quel pomeriggio della domenica 10 ottobre 1965 all’Acqua Acetosa a Roma, in quinta corsia. Lì comunque il tempo si è fermato per scrivere una storia irripetibile, con un prima e un dopo». L’atletica al tempo aveva un valore diverso e così molti si potranno identificare in questo racconto che ha il sapore dell’avventura, perché correre significava spesso uscire fuori dagli schemi, rompere il guscio di rituali che la gioventù del tempo non sentiva di percorrere. Guarda caso, l’ultima corsa raccontata è del 1969. Ma questa non è una storia al singolare, sono molti i compagni di avventura di Andrea Friscelli. Accanto alla bellezza della gioventù per una generazione in cui tutto era nuovo, tutto era da vivere. Questo è un libro sportivo, perché racconta in dettaglio una lunga stagione anche con fare tecnico, ma è soprattutto un romanzo di avventura, un inno alla liberazione del corpo, quindi anche dell’anima. Se poi è restato così impresso in una generazione, è il segno che quei maestri, da Ciccarelli a Gambassi, non avevano seminato invano. Un commento a parte merita l’autore. Andrea Friscelli ricordiamo che, da medico psichiatra e psicoterapeuta, è stato il socio fondatore della cooperativa «La Proposta dell’Orto de’ Pecci» che ha diretto per un lungo periodo. E’ stato il motore per chi da oltre quarant’anni si occupa dell’inserimento di soggetti deboli e fragili nella vita cittadina. Lo scenario è quello dell’Orto de Pecci e rappresenta un piccologrande miracolo cittadino. Perché il risultato odierno è sotto gli occhi di tutti. Una splendida valle verde che è tornata alla sua antica bellezza con l’impulso del presente. Dare dignità a queste persone, offrire loro una nuova opportunità è stata una sua intuizione, sulla scia della Legge Basaglia, che già da sola meriterebbe un Mangia d’Oro. La speranza di ieri è la certezza di oggi. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni, ma se volete ripercorrere il suo illuminato cammino, leggetevi «Ferite mai guarite» (Extempora) dove riavvolge il nastro della sua esistenza. Ed ecco questi «Anni veloci», che fra l’altro si avvale di una copertina disegnata da Riccardo Manganelli. Qui si comprende che l’autore è pienamente convinto di aver vissuto un momento storico. Oggi ne apprezza la bellezza e quindi abbiamo la certezza che Andrea Friscelli non diventerà mai vecchio.
Massimo Biliorsi




