
Hormuz, South Pars, il GNL e noi. Cronaca di sei giorni che stanno cambiando tutto
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La bolletta della guerra
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C’è una domanda che circola sottovoce nelle cancellerie europee in questi giorni, e che nessun leader sembra disposto a formulare ad alta voce: quanto di quello che brucia laggiù dipende da scelte che abbiamo fatto noi, qui, negli ultimi trent’anni?
La risposta è scomoda. È molto.
La mappa del nostro gas
L’Italia importa circa il 95% del gas naturale che consuma. È un dato strutturale, non congiunturale, il prodotto di una scelta di sviluppo industriale e residenziale che ha costruito il benessere del dopoguerra su una fonte energetica che non possediamo. Per decenni questo non è stato un problema, o almeno non sembrava esserlo. Il gas arrivava dalla Russia attraverso i grandi gasdotti, arrivava dall’Algeria attraverso il Transmed, arrivava dal Mare del Nord. Era abbondante, era relativamente economico, era politicamente gestibile.
Poi è arrivato il febbraio 2022, l’invasione dell’Ucraina, e quella struttura ha cominciato a mostrare le sue fratture. L’Europa, sotto pressione americana e per propria scelta valoriale, ha avviato la grande diversificazione: meno gas russo, più GNL. Gas naturale liquefatto, trasportato via nave, acquistato sui mercati globali, rigassificato nei terminal italiani ed europei. Sembra una soluzione tecnica. In realtà è una scelta geopolitica travestita da logistica.
Il GNL che arriva in Italia e in Europa ha origini diverse: Qatar, Stati Uniti, Nigeria, in parte ancora Russia attraverso Yamal. Ma il Qatar, primo o secondo esportatore mondiale a seconda dell’anno, produce il suo gas principalmente a South Pars. Lo stesso South Pars che Israele ha appena colpito.
Che cosa rischiamo concretamente
Senza cedere all’allarmismo, che è uno strumento povero del pensiero, alcune proiezioni sono già abbastanza chiare.
Il prezzo del gas in Europa è già in movimento al rialzo. Se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere parzialmente chiuso o ad alto rischio per settimane, le forniture di GNL qatarino e di parte di quello statunitense si ridurrebbero o si rincarerebbero ulteriormente. Gli stoccaggi europei, che erano stati riportati a livelli soddisfacenti dopo l’emergenza del 2022, comincerebbero a scendere più rapidamente del previsto. Il prezzo dell’elettricità, ancora fortemente indicizzato al gas in molti mercati europei tra cui quello italiano, seguirebbe.
Per le famiglie significa bollette. Per le industrie ad alta intensità energetica, dalla ceramica alla chimica, dall’acciaio alla carta, significa margini compressi o fermi produttivi. Per l’economia italiana, già in rallentamento, significa un fattore di rischio aggiuntivo in un anno che non aveva bisogno di fattori di rischio aggiuntivi.





