
The Numbers of the Disaster. What Siena Cannot Bring Itself to Say
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Casa del Corto, 2 aprile. Quando il capitale decide e il territorio paga
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Prima di parlare di dignità perduta con Lovaglio, bisognerebbe avere il coraggio di guardare i numeri di quello che è successo prima.
Nel 2007 la Banca capitalizzava 9 miliardi in Borsa, chiuse quel bilancio con 1 miliardo e 437 milioni di utile netto. La Fondazione aveva un patrimonio valutabile tra 9 e 10 miliardi di euro. Era la città più ricca d’Italia, con le erogazioni della Fondazione che finanziavano scuole, teatro, Palio, università, Santa Maria della Scala, tutto.
Poi arriva l’8 novembre 2007. Mussari vuole Antonveneta e se la prende a scatola chiusa. I revisori avevano valutato la banca padovana 6,6 miliardi. Il gruppo spagnolo riuscì a cedere la banca a MPS per un prezzo decisamente sopravvalutato, incassando una plusvalenza di 2,4 miliardi. Non bastava: ai 9,3 miliardi pagati per rilevare Antonveneta bisognava aggiungere circa 7 miliardi di fidejussione su ABN Amro. Diciassette miliardi in tutto. L’acquisizione avvenne senza effettuare alcuna due diligence su una banca acquistata pochi mesi prima dal Banco Santander per 6,6 miliardi: un rendimento strepitoso, quasi del 54%, in brevissimo tempo per la banca spagnola.
Il conto finale: oltre dieci miliardi di aumenti di capitale andati in fumo, i primi aiuti di Stato per 4 miliardi (ripagati con quasi un miliardo di interessi), una banca salvata dal Tesoro con 8 miliardi, la Fondazione praticamente azzerata con il patrimonio crollato da 6 miliardi ad appena 500 milioni. Migliaia di persone fuori dalla banca. Un territorio impoverito.
A far crollare MPS non fu solo Antonveneta, ma anche la strategia creditizia che accumulò in pochi anni 27 miliardi di crediti deteriorati, concentrati per oltre il 56% su esposizioni superiori al milione di euro: una politica del credito viziata soprattutto verso i clienti più grandi, non verso le piccole imprese del territorio.
E poi i derivati: Alexandria con Nomura, Santorini con Deutsche Bank, strumenti costruiti per occultare le perdite di bilancio derivanti dall’acquisizione, spalmarle su un arco temporale più lungo. Il “mandate agreement” di Alexandria fu trovato in una Cassaforte del Cinquecento nel vecchio ufficio del direttore generale Vigni. Quella scoperta fu il sasso che provocò la valanga dei processi a Siena e a Milano.
Sul piano giudiziario, la storia ha un epilogo che lascia ancora più sconcertati. Nel novembre 2019 il Tribunale di Milano condannò Mussari a 7 anni e 6 mesi per manipolazione del mercato, falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo all’autorità di vigilanza. Nel maggio 2022 la Corte d’Appello ribaltò tutto. La Cassazione confermò l’assoluzione nell’ottobre 2023.
I processi hanno stabilito che Mussari e Vigni non hanno commesso reati penali. Ma — ed è qui che il ragionamento si fa più scomodo — per definirli sprovveduti sarebbe stato necessario che sperperassero i loro patrimoni, non quelli accumulati da una comunità in oltre cinque secoli di banca.
Questo è il punto che brucia davvero. Non i reati — i giudici hanno deciso. Ma la responsabilità politica e morale di chi ha condotto scelte strategiche smisurate rispetto alle forze reali dell’istituto, mentre il coro pubblico taceva o applaudiva — con rare eccezioni che la città ha preferito non ricordare.
Siena ha avuto la stessa rimozione strutturale nelle due direzioni: non ha detto “colpa” a chi ha portato la banca sull’orlo del baratro, e ora non sa dire “grazie” a chi l’ha risanata. Non è ingratitudine: è il sintomo di una città che ha delegato la propria identità a un istituto di credito, e che quando quell’istituto è andato in crisi non ha trovato parole proprie per raccontarlo.
Il vero crollo non è stato finanziario. È stato il crollo di una classe dirigente che non ha saputo — o voluto — guardare quello che stava succedendo. E che oggi, davanti a Lovaglio, ripete lo stesso schema: celebrazione senza critica, silenzio senza elaborazione.
Una città non torna alla dignità imparando a dire grazie. Ci torna imparando a dire come è andata davvero.
Fonti
¹ Il Sole 24 Ore, “La Caporetto Montepaschi 2008: bruciati 23,5 miliardi”, 4 agosto 2021
² AGI, “Da Antonveneta ad Alexandria, perché Mps è nei guai”, 23 dicembre 2016
³ Il Fatto Quotidiano, “Mps-Antonveneta, Mussari spese nove miliardi soltanto con una telefonata”, 24 agosto 2013
⁴ Il Post, “Che succede a MPS, in otto punti”, 1 novembre 2014
⁵ La Nazione, “Mps, processi e sentenze. La lunga stagione di crisi tra Vasa, Ustica e Cipolla”, 22 ottobre 2023
⁶ MilanoFinanza, “Mps, colpo di scena: la Cassazione conferma l’assoluzione di Mussari e Vigni”, 11 ottobre 2023
⁷ Consiglio Regionale della Toscana, Relazione della Commissione d’inchiesta sulla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, atti pubblici
⁸ Pierluigi Piccini, “Mps. Un buco finanziario di 35 miliardi di euro, causato da cosa? Antonveneta? Strategia creditizia?”, pierluigipiccini.it, ottobre 2023
⁹ Wikipedia, voci Banca Monte dei Paschi di Siena e Giuseppe Mussari, per i dati cronologici di sintesi




