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1 Aprile 2026Piancastagnaio
Mentre l’Italia discute di bollette, di decreti energia, di strettoi geopolitici e di price cap, mentre i bar calcolano gli 87 euro in più per l’elettricità e gli alberghi si preparano a pagare oltre mille euro in più al mese per il gas, a Piancastagnaio accade qualcosa di discreto, quasi invisibile nella sua normalità.
Il calore arriva dal sottosuolo.
Non dal Qatar, non dallo Stretto di Hormuz, non da terminal di rigassificazione su coste lontane. Dal sottosuolo di questo pezzo di Monte Amiata, dove la terra tiene in serbo una risorsa che non dipende da nessuna guerra, da nessuna rotta navale, da nessuna quotazione che ieri era a 54 euro e domani chissà.
Non è un primato da esibire. È semmai una responsabilità da capire — e da non sprecare.
Perché ogni volta che altrove si parla di fragilità energetica strutturale, di un paese che dipende dall’estero per il 97% del suo gas, di prezzi dell’elettricità ancora ostaggio della materia prima più instabile del mondo, qui si misura in modo silenzioso quanto vale avere scelto — o avuto la fortuna di poter scegliere — una strada diversa.
Il calore sotto i piedi non fa notizia. Ma in certi momenti, sussurra.





