
Quando la violenza diventa linguaggio
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Sì, è proprio così. Questo dato viene trattato come un fenomeno atmosferico: piove inflazione, nevica caro-vita, oggi Bolzano, domani Siena. Un bollettino quotidiano che descrive ma non interroga, registra ma non spiega, soprattutto non attribuisce responsabilità.
Raccontare ogni anno che “le famiglie spendono 649 euro in più” senza dire perché e chi paga davvero il conto trasforma una scelta economica e politica in una fatalità. Come se l’aumento dei prezzi non fosse il risultato di decisioni su salari, rendite, energia, fiscalità, servizi pubblici, ma una forza naturale incontrollabile. Il linguaggio è rassicurante proprio perché è deresponsabilizzante.
In questo modo l’inflazione diventa un rumore di fondo permanente. Ci si abitua. Si confrontano le città come si confrontano le temperature, si sale o si scende in classifica, ma sparisce il punto essenziale: se i redditi non crescono, se i servizi arretrano, se la casa e l’energia assorbono tutto, quei 649 euro non sono una statistica, sono una sottrazione di vita quotidiana.
È una narrazione che normalizza il declino. E che, soprattutto, evita la domanda politica centrale: chi governa questa dinamica? Perché se è davvero come il meteo, allora non resta che aprire l’ombrello. Ma se non lo è – e non lo è – allora continuare a presentarla così è una scelta, non una distrazione.





