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28 Marzo 2026Il certificato eterno
Siena ottiene — o rinnova, o vince di nuovo — una certificazione internazionale per il turismo sostenibile. Il comunicato è sempre uguale: il nome dell’ente, la dichiarazione orgogliosa del sindaco, la lista delle eccellenze, la chiusura rituale. “Non è un punto di arrivo ma di partenza.” È esattamente quello che dissero la volta prima.
Il problema non è la certificazione in sé. Il problema è che viene somministrata come risultato, quando è al massimo una procedura. Certificarsi misura la capacità di compilare correttamente un dossier. Non misura quello che succede in strada.
La domanda scomoda è una sola: cosa è cambiato, nel concreto, per i cittadini di Siena? Gli affitti nel centro storico sono scesi o saliti? Il commercio di prossimità è cresciuto o ha continuato a cedere spazio alle enoteche per turisti? La pressione abitativa si è allentata o ha espulso altre famiglie verso la periferia? Il comunicato non risponde. Non perché le risposte siano necessariamente negative, ma perché quelle domande non vengono nemmeno poste. Il turismo sostenibile, se “sostenibile” deve significare qualcosa, dovrebbe misurare prima di tutto la sostenibilità per chi ci vive, non solo per chi ci passa.
Finché queste domande non entrano nell’agenda pubblica di chi governa, la certificazione rimane quello che è: un documento ben scritto, periodicamente rinnovato, che attesta che Siena sa come si fa un dossier. Niente di più.





