
Fondi di coesione svuotati quasi per intero e corsa al rialzo sui biglietti d’ingresso: qual è la rotta per il settore della cultura?
17 Marzo 2026
di Pierluigi Piccini
Ringraziamo l’opposizione per le osservazioni che ci ha rivolto. Non per convenzione, ma perché ci confortano: significano che il lavoro avviato è visibile, che produce reazioni, che il territorio è attento. Un’amministrazione che non viene osservata è un’amministrazione che non conta. E noi vogliamo contare.
Le perplessità sulla tassa di soggiorno ci danno l’occasione di spiegare meglio quello che stiamo costruendo. Si tratta del primo atto concreto con cui questa amministrazione si è dotata di risorse proprie, mirate, destinate al turismo — non contributi generici dispersi nel bilancio ordinario, ma risorse dedicate, già in parte utilizzate per avviare due strumenti concreti. Il primo è un ecosistema web per la valorizzazione dei percorsi del comune di Piancastagnaio: un’applicazione già in cantiere che metterà a portata di mano del visitatore l’offerta del territorio, i percorsi, le risorse naturalistiche e culturali, costruendo finalmente un punto di accesso digitale unitario a tutto quello che Piancastagnaio ha da offrire. Il secondo è “StayTour”, un software per la gestione online dell’imposta di soggiorno che permette alle strutture ricettive di comunicare direttamente con l’ente, monitorando in tempo reale l’andamento delle presenze e della riscossione. Si può discutere di tariffe e modalità, ed è giusto farlo. Ma mettere in discussione il principio significa dire che il turismo si governa senza investire nel turismo. Quanto alla conoscenza dei flussi: sarà proprio la tassa di soggiorno a permetterci di sapere con esattezza i numeri reali delle presenze a Piancastagnaio, perché quei dati verranno prodotti in loco, sul campo, per la prima volta senza passare per elaborazioni esterne. Chi mette in discussione lo strumento mette in discussione, in sostanza, la possibilità di conoscere la realtà per governarla.
I fatti, nel frattempo, camminano da soli. La Direzione — chiusa da anni, abbandonata a un’inerzia che sembrava strutturale — è stata finalmente assegnata. E non è tutto: l’Unione dei Comuni ha ottenuto un finanziamento di 205 mila euro per la manutenzione dei sentieri, un investimento che restituisce percorribilità e attrattività a uno dei patrimoni naturalistici più preziosi della montagna. Non è un atto isolato: il Pigelleto rappresenta il risvolto naturalistico e di accoglienza della stessa identità mineraria che il progetto Siele vuole valorizzare sul versante scientifico e culturale. Due facce della medesima storia del territorio pianese che tornano a dialogare, e che abbiamo portato insieme a CastellAzzara e Santa Fiora davanti al commissario come progetto di sistema. Giovedì prossimo si definisce inoltre l’ambito turistico dell’Amiata, con il progetto “Amiata Autentica” che prende finalmente forma istituzionale concreta per la promozione del territorio dopo mesi di lavoro tra i comuni dell’Ambito. Sono passaggi che modificano strutturalmente le condizioni operative del territorio, non atti simbolici.
Vale la pena ricordare che quasi tutti, se non tutti, i comuni dell’Amiata hanno registrato una perdita di presenze turistiche. Il problema non è solo nostro, è sistemico, di montagna, di un modello di offerta che fatica a reggere i cambiamenti nei comportamenti dei viaggiatori. La differenza tra amministrare e lamentarsi sta nel rispondere con strumenti concreti oppure nel restare fermi ad osservarlo. Con la definizione dell’ambito avremo i dati elaborati direttamente dal territorio amiatino, non mediati da logiche provinciali distanti dalla montagna.
C’è poi una questione più profonda, che affronteremo nella riunione della commissione dedicata al documento di rilancio strategico. Il piano non è un esercizio accademico: ci permetterà di partecipare a un bando in fase di uscita dedicato specificamente ai comuni interni con popolazione inferiore a diecimila abitanti, categoria nella quale Piancastagnaio rientra esattamente. Avere il piano pronto significa essere nella condizione di cogliere quella opportunità.
Il quadro economico entro cui ci muoviamo è chiaro. Ogni anno elaboro un’analisi sulla ricchezza prodotta nell’area amiatina: l’ultimo dato disponibile — in incremento rispetto al 2024 — mostra che Piancastagnaio, compresi i centri di Stosa e Saviola che storicamente fanno parte del nostro comune pur gravitando su un territorio limitrofo, produce 220 milioni di euro. Il secondo comune dell’Amiata per produzione di ricchezza si ferma a 98. Il divario è netto, strutturale, viene da decenni di presenza industriale, artigianale, di servizi, di energia. Ma la ricchezza non è tutta della stessa qualità: un conto sono i servizi, un altro è la produzione. I servizi generano flussi, la produzione genera radicamento. Il nodo vero non è quanto si genera ma quanto si trattiene — quanta parte di quei 220 milioni rimane nel territorio, alimenta il commercio, sostiene l’artigianato oggi in difficoltà, consolida il tessuto economico del paese. È questa la domanda a cui il documento di rilancio strategico deve rispondere. Perché senza quella risposta, qualsiasi politica turistica, qualsiasi ambito ben definito, resta un contenitore senza fondo.
Il rilancio di Piancastagnaio riguarda tutti — maggioranza e opposizione. Continuiamo a lavorare, con la stessa determinazione che abbiamo dimostrato finora.





