
L’AMERICA – Giorgio Gaber –
10 Gennaio 2026
Coat of Many Colors
10 Gennaio 2026
Il discorso di Papa Leone XIV al Corpo diplomatico non è una semplice rassegna di temi internazionali, ma un vero manifesto politico e morale per il nostro tempo. Il Papa parte da una diagnosi severa: il mondo è entrato in una fase di disordine profondo, segnata dal ritorno della guerra come strumento legittimo, dall’indebolimento del diritto internazionale, dalla crisi del multilateralismo e da una progressiva erosione delle libertà fondamentali.
Il riferimento a Sant’Agostino e alla Città di Dio non è erudito, ma sostanziale. Leone XIV ripropone una visione nella quale fede e politica non si oppongono, ma neppure si confondono. La “città terrena” non va demonizzata né assolutizzata: quando il potere si fonda sull’egoismo, sul nazionalismo e sulla brama di dominio, produce distruzione; quando invece riconosce il primato della dignità umana, può diventare spazio di giustizia e di pace.
Sul piano internazionale, il Papa denuncia con chiarezza la sostituzione della diplomazia del dialogo con la diplomazia della forza. Il multilateralismo è in crisi perché gli Stati privilegiano interessi di parte e alleanze armate, svuotando il senso stesso delle istituzioni nate dopo la Seconda guerra mondiale. In questo quadro, la violazione del diritto umanitario è diventata sistematica: colpire civili, ospedali e infrastrutture essenziali non è più un’eccezione, ma una prassi. Da qui l’appello a una riforma delle Nazioni Unite, affinché siano meno prigioniere delle ideologie e più capaci di custodire l’unità della famiglia dei popoli.
Uno dei passaggi più forti riguarda il linguaggio. Quando le parole perdono il loro ancoraggio alla realtà e alla verità, il dialogo diventa impossibile e la convivenza si degrada. Il Papa denuncia un paradosso contemporaneo: in nome della libertà di espressione si afferma un linguaggio ambiguo e “inclusivo” che finisce per escludere, censurare e delegittimare chi non si conforma alle ideologie dominanti.
Da questa deriva discende la compressione dei diritti fondamentali. Leone XIV richiama esplicitamente la libertà di espressione, la libertà di coscienza e la libertà religiosa, sempre più messe in discussione anche nelle democrazie occidentali. Difende l’obiezione di coscienza come atto di fedeltà a sé stessi, non come ribellione allo Stato, e ricorda che la libertà religiosa è il primo dei diritti umani. I dati sulla persecuzione dei cristiani nel mondo – oltre 380 milioni di persone coinvolte – mostrano quanto spesso questo diritto sia trattato come una concessione e non come un principio inviolabile.
Il discorso si chiude con un richiamo netto alla dignità della persona, a partire dai migranti e dai rifugiati. Ogni migrante è una persona, non un problema da gestire. La lotta al traffico di esseri umani e all’illegalità non può mai diventare un pretesto per negare diritti, umiliare o disumanizzare.
Nel suo insieme, il discorso di Leone XIV traccia una linea controcorrente nel panorama globale: rifiuto della forza come criterio politico, centralità della persona, verità delle parole, tutela delle libertà fondamentali e responsabilità morale degli Stati. Non un programma di governo, ma una bussola etica per chi esercita il potere in un tempo di crisi.





