
Alors qu’Israël prépare l’escalade
17 Marzo 2026
Biennale di Venezia, FdI scarica Buttafuoco: Giuli diserterà l’inaugurazione
17 Marzo 2026
C’è un modo preciso in cui si misura la distanza tra il mondo e noi: è la pagina del giornale al mattino. Non quella che si sceglie di leggere, ma quella che si apre prima ancora di volere qualcosa — prima del caffè, prima del pensiero. È lì, in quell’ordine involontario, che si rivela davvero chi siamo e dove stiamo.
Stamattina, alle 7:35, il mondo stava bruciando in più punti contemporaneamente. Lo Stretto di Hormuz come una ferita aperta nella geopolitica globale, gli alleati di Washington che dicono no con una fermezza inedita, Teheran e Beirut sotto i missili, Dubai con un serbatoio in fiamme all’aeroporto. Trump frustrato, Starmer cauto, Meloni contraria. Il petrolio che sale, l’Europa che tiene, il dialogo invocato come unica alternativa alla catastrofe. Tutto questo mentre a Los Angeles, qualche ora prima, si consegnavano statuette dorate sotto i riflettori del Dolby Theatre — e Michael B. Jordan festeggiava il suo Oscar in un fast food, che è forse la cosa più americana e più vera della serata intera.
Il mondo, dunque, è questo: le bombe e le statuette, Hormuz e il caschetto giapponese che va di moda questa primavera, le valanghe in Val Brembana e Kimi Antonelli che torna a Bologna con la vittoria in tasca e dice «è solo un inizio» con quella semplicità disarmante dei ventenni che non hanno ancora imparato a fingere stupore. Sinner vince a Indian Wells e accorcia su Alcaraz. Il Frecciarossa prova le reti tedesche. Un infermiere di Massa andava a lavorare al supermercato invece che dai pazienti. Natuzzi non trova accordo, cinquecento famiglie in bilico. I panda non sono più a rischio estinzione, ma Pechino si riprende gli esemplari dallo zoo di Tokyo — che è un gesto diplomatico travestito da ecologia.
Ci sono, in questa pagina mattutina, almeno tre registri che coesistono senza imbarazzo: il tragico, il triviale, il meraviglioso. La guerra è reale. Il gossip sugli eredi di Raffaella Carrà è reale. Il record mondiale di Duplantis — trentotto vittorie consecutive, quindicesimo primato in carriera — è reale. Tutto accade insieme, nella stessa ora, sullo stesso schermo. E noi navighiamo questo oceano senza bussola, scegliendo per affinità elettive: chi va dritto alle notizie dall’Iran, chi si ferma sull’oroscopo di Paolo Fox, chi clicca sui look degli Oscar per poi ritrovarsi a leggere dell’alpinista che ha visto morire il suo amore sul K2 e ha attraversato la Mongolia con un cammello per rinascere.
Questa è la condizione dell’informazione nell’epoca della sua sovrabbondanza: non la scarsità del senso, ma il suo eccesso. Non il silenzio, ma il rumore che copre tutto con uguale intensità. Il drone su Maidan e la scala mobile più lunga della Cina. Le blatte al Mercato Centrale di Milano e le proprietà londinesi degli Khamenei da duecentocinquanta milioni. Seneca che insegna come restituire la vita, e una studentessa fuorisede davanti al Ministero della Giustizia che chiede solo di poter votare al referendum.
Alle 7:35, il mondo era già tutto lì. Bisognava solo avere la pazienza — o il coraggio — di guardarlo per intero.





