
Il campo largo e le sue sabbie mobili. Anatomia di un’opposizione che vince ma non sa ancora cosa fare della vittoria
31 Marzo 2026
Rihanna – Umbrella ft. JAŸ-Z
31 Marzo 2026ò.- ò
di Alfredo Herbin
Ci sono epoche in cui la storia rallenta e si lascia governare. E ci sono epoche in cui accelera improvvisamente, travolge i calcoli, supera le previsioni di ogni modello razionale. Siamo in una di queste seconde epoche. Alla fine di marzo 2026, il mondo presenta simultaneamente almeno tre crisi di portata storica che si intrecciano e si alimentano a vicenda: una guerra in Medio Oriente che ha cambiato la morfologia del conflitto globale, una guerra in Ucraina che si trascina in un’ambiguità sempre più pericolosa, e un’Europa che per la prima volta in decenni si trova davanti alla necessità — non alla scelta — di diventare un attore autonomo. Non è una crisi come le altre. È la crisi dell’ordine del mondo così come lo conoscevamo.
La guerra che nessuno aveva davvero previsto
Il 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran. Una guerra che ha destabilizzato la regione, interrotto le catene di approvvigionamento globali e causato una crisi del prezzo del petrolio a livello internazionale. Euronews Un mese dopo, il bilancio è già da manuale geopolitico. Dopo quattro settimane continuano gli attacchi alle infrastrutture energetiche e il trasporto marittimo rimane chiuso attraverso lo strategico Stretto di Hormuz. Euronews La Guida Suprema Khamenei è stata uccisa nelle prime ore del conflitto, con gran parte dell’alto comando. Si tratta di una decapitazione della leadership di uno Stato sovrano — un precedente che la storia del diritto internazionale difficilmente dimenticherà.
La posta in gioco è enorme, anche solo guardando alla geografia. Dallo Stretto di Hormuz, lembo d’acqua largo 34 chilometri, transitano circa 20 milioni di barili al giorno, pari al 25 per cento del commercio mondiale di petrolio via mare, e il 20 per cento del GNL globale. Today Bloccarlo non significa vincere una guerra: significa mettere in ginocchio l’economia mondiale. Il Wall Street Journal ha descritto le ripercussioni economiche come il più grande shock energetico dagli anni Settanta. Il Brent è balzato di quasi il 30 per cento dopo lo scoppio della guerra, mentre i prezzi del gas europeo hanno chiuso la prima settimana con un aumento di circa due terzi. Vatican News
Oggi, il petrolio ha chiuso in rialzo a New York superando i 100 dollari al barile per la prima volta dall’inizio della guerra. Tgcom24 Trump minaccia di distruggere l’isola di Kharg se non si trova un accordo; la Casa Bianca si aspetta un’intesa entro il 6 aprile. Il Giornale Nel frattempo la Spagna ha chiuso il proprio spazio aereo agli aerei che partecipano all’offensiva, e il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha chiesto a Usa e Israele di cessare le operazioni, avvertendo che la guerra “rischia di andare totalmente fuori controllo, con una propagazione sull’economia mondiale che rischia di essere davvero drammatica”. Agenzia ANSA
Il quadro militare è quello di una sovraestensione calcolata ma rischiosa. Trump ha una strategia, ma una strategia di potenza non coincide con una strategia di equilibrio. Il suo possibile errore non è l’assenza di disegno, è la sovraestensione della sequenza: aver aperto il fronte mediorientale prima di aver congelato quello ucraino. Laqualitadellavita Questo ha prodotto un effetto che non era nei piani: ha dato respiro alla Russia.
Ucraina: la guerra dei negoziati impossibili
Zelensky ha affermato che una guerra prolungata in Iran sarebbe estremamente vantaggiosa per la Russia e molto dannosa per l’Ucraina: “Sono certo che la Russia desideri una guerra lunga in Iran. Gli Stati Uniti stanno concentrando la loro attenzione sul Medio Oriente e potrebbero ridurre gli aiuti militari all’Ucraina.” Tgcom24 È un’analisi lucida, espressa con la franchezza di chi sa che il tempo gioca contro di lui.
Sul fronte diplomatico si muove qualcosa, ma sono movimenti opachi. Trump ha definito “buona” la telefonata con Putin, sottolineando che il presidente russo vuole “essere d’aiuto in Medio Oriente” e che lui stesso gli ha detto che “dovrebbe essere utile a mettere fine alla guerra in Ucraina”. ANSA È il linguaggio della permuta strategica: tu mi aiuti là, io ti aiuto qui. Mosca apprezza. Il Cremlino ha accolto calorosamente la dottrina strategica americana, definendola “in gran parte coerente con la nostra visione.” Il fatto che Washington non definisca Mosca una minaccia è stato definito dal portavoce Peskov “un passo positivo”. ISPI
Nel frattempo, sembra che l’amministrazione Trump stia per lanciare una nuova offensiva volta a ottenere una parziale capitolazione dell’Ucraina, in vista delle elezioni di medio termine statunitensi nell’autunno 2026. Affari Internazionali Il legame tra politica interna americana e destino dell’Ucraina non è mai stato così diretto e così brutale. Le elezioni di midterm come orologio della diplomazia di pace. O, più precisamente, della resa.
L’Europa ha risposto con i prestiti: il Consiglio europeo ha approvato all’unanimità un prestito all’Ucraina di 90 miliardi di euro finanziato con debito comune garantito dal bilancio UE, da rimborsare con il provento del risarcimento russo all’Ucraina dei danni di guerra. ISPI Una decisione importante, che segnala la volontà di restare nel campo. Ma c’è un’incrinatura: nel corso del Consiglio Europeo c’è stato un lungo dibattito tra i leader sul blocco dell’Ungheria al prestito da 90 miliardi per l’Ucraina. Viktor Orbán ha ribadito la sua posizione che giudica “legalmente solida”. Agenzia ANSA L’Ungheria, piccola incudine sulla quale si spacca ancora una volta la coesione europea.
L’Europa e il dilemma della sovranità
Ed è qui che si arriva al nodo più profondo. L’Europa si trova in una posizione che non ha precedenti nella storia del dopoguerra: stretta tra un alleato americano che la disprezza e la usa, un avversario russo che la minaccia e la testa, e una crisi energetica che colpisce le sue industrie e i suoi bilanci. Trump ha criticato aspramente i leader europei per essersi rifiutati di aiutare a mantenere aperto lo Stretto di Hormuz: “Si lamentano degli alti prezzi del petrolio che sono costretti a pagare, ma rifiutano una semplice manovra militare che è l’unica ragione degli alti prezzi del petrolio.” Assopace Palestina
Il problema è che questa accusa contiene una trappola. L’Europa non è stata consultata prima dell’attacco all’Iran, non è stata avvisata, non è stata coinvolta. Gli Stati Uniti non hanno consultato gli alleati sull’operazione congiunta USA-Israele né, nella maggior parte dei casi, li hanno nemmeno avvisati. La mancanza di collaborazione è arrivata dopo un periodo teso in cui Trump ha intensificato le sue minacce sulla Groenlandia e ha fatto marcia indietro nel suo sostegno all’Ucraina. Assopace Palestina E ora Trump pretende solidarietà. Non è un’alleanza: è una dipendenza con obbligo di obbedienza.
L’Europa è ostacolata da tre fattori interconnessi: la sfiducia di Trump nei confronti dell’Europa; i timori europei che inimicarsi il presidente possa indurlo a punire l’Ucraina; e il sospetto dell’Iran nei confronti dell’Europa, data la sua riluttanza a confrontarsi con Teheran in modo più aperto. Assopace Palestina È la geometria dell’impotenza: ogni mossa è sbagliata, ogni posizione è penalizzante.
Washington ha adottato la narrazione del “collasso democratico” europeo come binario per delegittimare l’Unione Europea, ridisegnare la politica del continente e preparare il terreno per un reset dei rapporti con la Russia. Sul piano pratico, questa strategia sventra il patto implicito che gli alleati europei pensavano di aver raggiunto con gli USA: più spese in difesa, acquisti di gas, armi e tecnologia in cambio del continuo impegno statunitense per l’Ucraina e la sicurezza europea. ISPI
Detto in modo brutale: gli europei hanno pagato il biglietto, ma gli americani stanno cambiando il treno. E la destinazione non è quella concordata.
Russia e Cina: i beneficiari silenziosi
In questo scenario convulso, ci sono attori che guadagnano senza sparare un colpo. La Russia beneficia della distrazione americana sul fronte iraniano, dell’aumento dei prezzi energetici che ripristina le sue entrate, e di uno spiazzamento strategico occidentale che le restituisce margine di manovra in Ucraina. La Cina osserva, aspetta, e intanto consolida le proprie posizioni commerciali e diplomatiche nei vuoti che gli altri lasciano.
La Russia ha fornito all’Iran informazioni di intelligence e immagini satellitari di obiettivi da colpire nella campagna bellica in corso, secondo quanto dichiarato dal presidente ucraino Zelensky. Il Giornale L’asse Mosca-Teheran non è solo tattico: è la struttura portante di un sistema alternativo all’ordine liberale occidentale, in fase di consolidamento proprio mentre quell’ordine si frattura dall’interno.
Cosa resta del diritto internazionale
C’è un tema che rimane sullo sfondo di tutto questo, e che meriterebbe di stare in primo piano. Il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha detto: “È tempo che la diplomazia prevalga, è tempo che la forza della legge prevalga sulla legge della forza.” Agenzia ANSA È una frase bella. È anche, in questo momento, una frase quasi priva di referente reale.
Il diritto internazionale — inteso come sistema di norme vincolanti, di istituzioni arbitrali riconosciute, di meccanismi di sanzione efficaci — è entrato in crisi profonda già con l’invasione russa dell’Ucraina. L’attacco all’Iran lo ha ulteriormente svuotato. Si è uccisa la Guida Suprema di uno Stato sovrano. Si è bloccato uno stretto internazionale. Si è pianificata un’operazione di cambio di regime senza alcun mandato del Consiglio di Sicurezza. E il dibattito mondiale non verte sull’illegalità di questi atti, ma sull’opportunità tattica delle prossime mosse.
Siamo in un’era in cui la forza detta le regole e il diritto ratifica i risultati. È un’epoca antica che ritorna con un abito tecnologico nuovo, fatta di droni, missili di precisione, informazione manipolata in tempo reale. E l’Europa, che aveva costruito la sua identità politica proprio sul primato del diritto dopo le macerie del Novecento, si trova a dover scegliere: continuare a predicare norme che nessuno rispetta, oppure accettare il linguaggio della forza e impararlo anche lei, con tutto ciò che questo comporta per il progetto di civiltà che aveva immaginato per sé.
Non è una scelta comoda. Ma è la scelta che la storia, in questo frangente, le sta imponendo.





