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C’è un’Italia che in queste ore guarda, con imbarazzo o con indifferenza, tre cose insieme: la guerra che si combatte nel Mediterraneo allargato e che la riguarda più di quanto voglia ammettere, il calcio che crolla per la terza volta consecutiva fuori dai Mondiali, e un governo che traballa sotto il peso di scandali che si accumulano come detriti su un cantiere mai sgombrato.
Cominciamo dal calcio, perché è lì che il paese si è svegliato stamattina. Il calcio italiano è stato devastato dalla terza, consecutiva assenza dal Mondiale. ANSA Contro la Bosnia, ai rigori, a Zenica. Gattuso in lacrime. Gravina che si aggrappa alla poltrona con la flemma di chi ha già vissuto altre tempeste. Il presidente Figc ha rimesso qualsiasi decisione al Consiglio federale convocato per la settimana prossima, confermando sia il ct Gattuso sia Buffon alla guida tecnica della Nazionale. Il Fatto Quotidiano Un atto di resistenza istituzionale che ha del surreale. Il ministro Abodi non ha usato giri di parole: il calcio italiano va rifondato e questo processo deve ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc. Il Messaggero Anche Meloni, a quanto si apprende, condivide la posizione. Ma Gravina resta. Si difende, scarica la responsabilità sul sistema, invoca le sedi preposte. Da Azione arriva la frecciata più tagliente: non è solo calcio, è il fallimento del sistema Italia — un sistema che perde e non cambia mai. Sky TG24 È un’osservazione che suona come un refrain antico, e per questo ancora più amara.
Perché il calcio, in fondo, è la metafora più popolare di un paese che ha difficoltà strutturali con l’idea di assumersi responsabilità e riformarsi davvero. C’è un’intera generazione di bambini e ragazzi che non ha ancora provato l’emozione di vedere la Nazionale in un mondiale di calcio. Dire Due generazioni, ormai. Non è una cifra sportiva: è una cifra antropologica.
Sul fronte della politica interna, il governo Meloni ha già abbastanza guai suoi. Esplode un nuovo scandalo al Viminale: la giornalista Claudia Conte ha rivelato di avere una relazione con il ministro Piantedosi, e lo scorso febbraio la donna è stata nominata consulente alla Camera. Fanpage Il copione ricorda, con variazioni sul tema, il caso Boccia-Sangiuliano di qualche anno fa: la stessa opacità, la stessa commistione tra sfera privata e nomina pubblica, lo stesso tentativo di minimizzare. Nel frattempo, la cena di Conte con l’emissario di Trump, l’imprenditore Paolo Zampolli, ha monopolizzato l’attenzione politica fino a investire l’aula di Montecitorio con accessi di rissa. Quotidiano Trentadue deputati espulsi, secondo alcune ricostruzioni. Un momento di pura teatralità parlamentare che dice poco sulla sostanza e molto sullo stato dei nervi.
E poi c’è il quadro internazionale, che tocca l’Italia in modo diretto. Trump minaccia di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO, definendola una «tigre di carta». Sky TG24 È una minaccia che rimbalza sulle prime pagine di tutti i giornali italiani come un sasso lanciato in uno stagno. Perché l’Italia è un paese che ha sempre delegato in larga misura la propria sicurezza all’ombrello atlantico, che ospita basi militari americane strategiche, che non ha una politica estera davvero autonoma da decenni. Di fronte a uno scenario in cui quella garanzia potrebbe venir meno, il silenzio del governo è assordante. Si aspetta, si temporeggia, si guarda da che parte tira il vento. La stessa Italia che ha negato l’uso di Sigonella per le operazioni in Iran — un gesto di dignità sovranista, va detto — non riesce però a costruire una posizione europea coerente.
Intanto, a Lampedusa, diciannove migranti sono morti annegati Sky TG24 mentre il Mediterraneo continuava a fare il proprio mestiere di confine invalicabile. Una notizia che ormai scivola via, assorbita dal rumore di fondo. Non fa più scandalo. Non apre telegiornali. È diventata parte del paesaggio, come le crepe nei muri che nessuno ripara più perché ci si è abituati.
L’Italia, in questo 2 aprile del 2026, somiglia a un paese stordito: da troppe crisi simultanee, da una classe dirigente — politica e sportiva — che arranca, da un’opinione pubblica che oscilla tra l’indignazione virale e la rassegnazione profonda. Fuori dai Mondiali, con un ministro dell’Interno nei giornali di gossip, con la NATO che scricchiola e il Mediterraneo che continua a inghiottire vite, l’Italia sembra guardare altrove. Come se aspettasse che qualcosa passi da sé.
Ma le cose, di solito, non passano da sé.





