
Mediobanca tra riassetto e riduzione delle masse: cosa sta accadendo davvero
20 Febbraio 2026
Gruppo Consiliare di maggioranza “E’ L’Ora di Piano”
20 Febbraio 2026Il punto non è personale. È istituzionale
di Pierluigi Piccini
Che un presidente si candidi a dirigere il Pantheon e i musei archeologici di Capri, arrivi tra i finalisti e poi venga escluso, può accadere. Più singolare è leggere che da questa mancata nomina ne esca “rafforzato”. Rafforzato rispetto a cosa? Alla città? Alla Fondazione? Al Ministero? È questo che andrebbe chiarito.
Il tema vero non è la carriera di Cristiano Leone, ma l’assetto del Santa Maria della Scala. Si è parlato di collaborazione con il Ministero e di oltre un milione di euro. Domande semplici: dove sono quei fondi? Sono strutturali o una tantum? Un milione, per una struttura di quelle dimensioni, è un segnale politico, non una soluzione. Senza risorse ordinarie e sostenibilità economica, si resta tra annunci e difficoltà.
C’è poi la revisione dello statuto. Bene. Ma il nodo è l’autonomia effettiva dalla politica. Non autonomia formale, ma concreta: riduzione progressiva del contributo comunale come quota dominante del bilancio; ampliamento della base dei soci; creazione di entrate strutturali proprie; governance con nomine non direttamente riconducibili all’amministrazione in carica; mandato pluriennale stabile per la direzione.
Questo modello esiste. Il Museo Egizio ha enti pubblici tra i soci, ma il Comune non governa la programmazione e la direzione opera con autonomia scientifica e bilancio integrato. La Tate riceve fondi pubblici, ma il governo non decide mostre e contenuti: la governance è separata dalla politica.
Finché il Comune resta il principale finanziatore e decisore, l’autonomia del Santa Maria resta limitata, anche con l’ingresso del Ministero.
Dal gennaio 2024 Leone ha provato a dare una linea: Xenos, le arti performative, l’installazione di Jacob Hashimoto. Si è parlato di valorizzazione del Vecchietta, ma non si è realizzata una grande mostra scientificamente strutturata sul maestro, capace di rilanciare Siena a livello nazionale. L’allestimento proposto ha sollevato molte critiche per il rapporto con gli spazi storici. Anche questo è un tema di progetto e di risorse.
Il peso economico continua a gravare quasi interamente sul Comune. È qui la contraddizione: si annuncia una nuova governance, ma la dipendenza finanziaria resta.
E lo stesso discorso vale per Siena Jazz. Anche lì l’autonomia vera significherebbe emanciparsi dal controllo politico diretto, avere stabilità economica e governance indipendente.
La questione non è la permanenza di Leone. È capire se Siena vuole costruire istituzioni culturali capaci di vivere oltre il Comune e oltre le maggioranze politiche.
In fondo la domanda è semplice: stiamo costruendo autonomia o stiamo solo ridefinendo equilibri interni?





