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Esiste un modo antico, collaudatissimo, di fare affari senza che sembri di stare facendo affari. Lo si chiama visita culturale, missione spirituale, ciclo di lezioni. Si sceglie un tema abbastanza alto e abbastanza oscuro da rendere imbarazzante ogni riduzione prosaica. L’Anticristo, per esempio, funziona benissimo allo scopo. Chi oserebbe dire che dietro una riflessione escatologica su Daniele e l’Apocalisse si nasconde una trattativa commerciale?
Peter Thiel lo sa. E ha costruito la sua settimana romana esattamente su questo principio.
La domanda che quasi nessuno ha voluto fare esplicitamente è questa: cosa ci faceva Thiel a Roma in questo preciso momento? La risposta non sta nel contenuto delle sue lezioni — non importa granché, alla fine, se l’Anticristo è Xi Jinping o Greta Thunberg o i burocrati di Bruxelles. Importa il contesto in cui quelle lezioni si sono tenute, e il contesto è brutalmente materiale. Palantir Technologies, la società di sorveglianza di massa fondata da Thiel, ha in Italia una presenza strutturata da oltre un decennio. Il Ministero della Difesa italiano ha attivi contratti secretati con Palantir per la fornitura del software Gotham — lo stesso che il tribunale costituzionale tedesco ha dichiarato incostituzionale in quanto strumento di polizia predittiva. Nel 2024 è stata avviata una procedura negoziale classificata, del valore di un milione di euro, di cui il governo si rifiuta di parlare. Le interrogazioni parlamentari dell’opposizione sono rimaste senza risposta per settimane. Crosetto tace.
In questo quadro Thiel arriva a Roma, si rinchiude in un palazzo nobiliare a porte chiuse, e parla di Bibbia.
Il pattern non è nuovo. In Inghilterra il modello è già completato: prima la sanità — Palantir al Policlinico Gemelli nel 2023 — poi la Difesa. In Francia accordo con il ministero degli Interni. Con la NATO contratti sull’intelligenza artificiale. Con il Giappone colloqui appena dieci giorni fa, in preparazione della visita romana. Quello che alcuni analisti descrivono è un metodo preciso: entri in una crisi, offri una soluzione gratuita o a basso costo, diventi indispensabile. E uscire diventa più costoso di restare. Non è un’azienda che vende software. È un’architettura di Stato che si installa nei gangli delle istituzioni democratiche, con sede a Denver e quotata al Nasdaq.
Il paradosso — ed è un paradosso che merita di essere detto con chiarezza — è che Thiel predica contro il Grande Controllo mentre lo implementa capillarmente. L’Anticristo che descrive — quella figura che usa la paura delle catastrofi globali per accentrare il potere, che sorveglia, che vuole uno Stato planetario unificato — è la descrizione puntuale di ciò che Palantir fa per i suoi clienti governativi. È il classico trucco dello specchio: nominate il mostro con i tratti del nemico, così nessuno lo riconoscerà nei vostri.
E poi c’è la cornice politica. L’associazione organizzatrice ha tra i suoi riferimenti il generale Vannacci. Il suo presidente è un dottorando in teologia a Oxford, chairman di Catholics in the Conservative Party, il gruppo della destra più tradizionalista tory. Tra i suoi promotori figura un ex sottosegretario alla Difesa britannico che ha pubblicamente definito Palantir un punto di riferimento nell’analisi dei big data militari. Non è un détail: è la descrizione precisa di un’operazione che usa la rete cattolica conservatrice europea come infrastruttura di penetrazione culturale — e commerciale.
Il Vaticano ha capito. Ha chiuso le porte. Ha definito la faccenda “materia per esorcisti.” Papa Leone XIV, che nello stesso Angelicum cui si pensava dovesse parlare Thiel scrisse la sua tesi di dottorato, non ha mandato nessun segnale di apertura. È un silenzio eloquente, di quelli che hanno peso specifico. Il cattolicesimo bergogliano — quello uscito dal Vaticano II, sociale, aperto, nemico dichiarato di ogni teologia del potere — ha riconosciuto nell’operazione thielliana qualcosa di fondamentalmente incompatibile con la propria tradizione.
Perché Thiel non è un filosofo che si occupa di escatologia. È un imprenditore che ha capito che le categorie teologiche, nell’epoca della dissoluzione delle grandi narrazioni, funzionano meglio di qualsiasi analisi geopolitica per costruire consenso, identificare nemici, e soprattutto selezionare élite. I 165 invitati di Palazzo Taverna non erano un pubblico. Erano un campione, una rete, una mappa di interlocutori già disponibili a ragionare nella sua lingua. Giornalisti, finanzieri, esponenti di destra parlamentare, ambasciatori, preti americani. Una platea trasversale costruita con cura, in una città che è insieme capitale politica e capitale spirituale.
La domanda giusta non è chi sia l’Anticristo secondo Thiel. La domanda giusta è: chi ha aperto le porte?





