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Il patrimonio addomesticato
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Dal 31 marzo la Fondazione Accorsi-Ometto di Torino ospita la prima grande retrospettiva su Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma da settantasei anni. L’ultima si era tenuta nel 1950, a Vercelli e a Siena. Cinquanta opere, alcune mai esposte, un comitato scientifico di peso, opere provenienti dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, dall’Accademia Carrara, da Brera, dalla Galleria Borghese, dai Musei Vaticani. Una mostra seria, costruita nel tempo, dedicata soprattutto alla produzione giovanile — quella in cui Bazzi elabora freneticamente le esperienze della bottega di Spanzotti, i cicli di Sant’Anna in Camprena e di Monteoliveto, i primi contatti romani con la committenza di Agostino Chigi.
Tra le opere in viaggio verso il Piemonte c’è l’Allegoria dell’Amor celeste, olio su tavola del 1504 circa, dalla Collezione Chigi Saracini, Banca Monte dei Paschi di Siena. Il capolavoro parte. La città resta ferma.
Perché nessuno ha pensato di agganciare questo evento? Non una rassegna parallela, non un ciclo di visite guidate straordinarie agli affreschi di Monteoliveto o di Sant’Anna in Camprena, non una conferenza alla Pinacoteca Nazionale dove il San Sebastiano aspetta i visitatori con la sua bellezza perversa e magnetica, non una lettura pubblica delle pagine che Vasari dedicò a quest’uomo «allegro, licenzioso», con i suoi animali esotici, il suo corvo ammaestrato, i suoi soprannomi — Sodoma, il Mattaccio — portati come stendardi. Niente. Silenzio istituzionale.
Il Sodoma non è un pittore forestiero che Siena conserva per caso. È uno dei grandi narratori visivi della città nel momento più alto della sua stagione rinascimentale — morì qui nel 1549, dopo decenni di lavoro nel Senese. Eppure Siena sa abitare il proprio patrimonio senza vederlo davvero: lo custodisce, lo inventaria, lo lascia alle guide turistiche. Non lo pensa. Non lo rimette in circolo nel dibattito critico quando il dibattito critico accade, come accade adesso, altrove.
Torino studia il Sodoma. Siena possiede il Sodoma. La differenza non è geografica.





