
Licei in fiamme e quasi duemila fermi: la rivolta degli studenti francesi racconta una scuola pubblica arrivata allo stremo
2 Ottobre 2026
La nuova legge elettorale supera il primo voto segreto: premio di maggioranza al 42% e preferenze, una riforma pensata da chi governa
2 Ottobre 2026Inflazione al 4,2% e conti sotto pressione: Meloni chiede a Bruxelles più margini, l’Europa risponde con un no cortese
La lettera è partita da Palazzo Chigi mercoledì, firmata insieme alla Repubblica Ceca, indirizzata a Ursula von der Leyen. La risposta è arrivata il giorno dopo, prima ancora che il testo venisse letto nel merito: la Commissione ricorda di aver già concesso agli Stati membri tutta la flessibilità che le regole consentono. Un no detto con garbo, che lascia la porta socchiusa ma chiarisce il clima in cui il governo dovrà scrivere la prossima legge di bilancio.
La sostanza della richiesta italiana è più tecnica di quanto la polemica lasci intendere. Il nuovo patto di stabilità non ragiona più sul deficit annuale ma su un sentiero di spesa nominale, fissato anni fa sulla base di un’inflazione prevista che si è rivelata molto più bassa di quella reale. A settembre i prezzi sono saliti del 4,2% su base annua, trascinati dal nuovo shock energetico. Una parte consistente della spesa pubblica, dalle pensioni ai contratti, è indicizzata all’inflazione: cresce da sola, mentre il tetto resta fermo. Il ministro dell’Economia lo dice apertamente, il problema non riguarda solo l’Italia ma tutti. Ed è vero. Ma è anche vero che l’Italia lo vive con un debito che non lascia spazio all’errore.
Bruxelles rimanda alla clausola già esistente per energia e difesa, che l’Italia ha attivato per prima insieme a un solo altro Paese. Vale circa quattordici miliardi, ma sono risorse vincolate: non possono finanziare interventi strutturali né il taglio delle accise sui carburanti, cioè proprio le misure che un governo sotto pressione sociale vorrebbe mettere in vetrina. Lo sciopero generale di oggi, con le sue richieste su prezzi, tasse e salari, è il rumore di fondo di questa trattativa.
Intanto lo spread ha ripreso a salire, e qualcuno al ministero dell’Economia si è lasciato sfuggire un riferimento alla Grecia, corretto poche ore dopo con una nota che rivendicava la solidità dei conti. È un lapsus che dice molto: la prudenza contabile di questi anni è stata la principale carta di credibilità del governo, e ora quella stessa prudenza rischia di diventare una gabbia. Le opposizioni ricordano che le regole contestate oggi sono le stesse sottoscritte ieri, e l’argomento ha una sua forza.
La questione vera, però, sta altrove. Un sistema di regole che fissa la spesa in termini nominali senza un meccanismo automatico di aggiustamento per gli shock esterni scarica sui governi nazionali un rischio che nessuno di loro controlla. Chiedere flessibilità caso per caso, con lettere e negoziati, significa trasformare una lacuna di architettura in una concessione politica. Se l’Europa vuole evitare che ogni autunno diventi una contrattazione tra capitali e Commissione, dovrà prima o poi correggere il congegno, non limitarsi a dosare le eccezioni.
Per ora la manovra si annuncia difficile, parola del Tesoro. Le priorità dichiarate sono salari, potere d’acquisto, imprese, famiglia. Con margini così stretti, quasi certamente non ci sarà spazio per tutte.





