Africa tra potere politico, fragilità economiche e nuovi equilibri
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16 Gennaio 2026L’esercito regolare e le forze di sicurezza sono formalmente legati al vertice politico, ma questo legame appare sempre più come una lealtà obbligata, non come un’adesione convinta. Le proteste interne, la repressione diffusa e il deterioramento delle condizioni economiche hanno prodotto una frattura silenziosa tra chi governa e chi è chiamato a difendere l’ordine costituito. Non si tratta, almeno per ora, di un rischio imminente di ammutinamento, quanto piuttosto di una stanchezza strutturale che mina la tenuta a lungo termine del sistema.
Sul piano regionale, l’Iran continua a proiettare forza attraverso una rete di alleanze e milizie che rappresentano al tempo stesso un moltiplicatore di influenza e un fattore di vulnerabilità. I gruppi armati legati a Teheran mostrano segni evidenti di logoramento: difficoltà finanziarie, perdite umane, tensioni interne e una crescente distanza tra la retorica della “resistenza” e la realtà quotidiana delle comunità che dovrebbero rappresentare. Questo indebolimento non è solo militare, ma politico e sociale, e rende più incerto il ruolo dell’Iran come perno di un fronte compatto.
Nel frattempo, lo spettro di uno scontro diretto con gli Stati Uniti o con Israele resta sullo sfondo, usato come leva diplomatica più che come opzione reale. La deterrenza funziona ancora, ma è una deterrenza nervosa, fatta di segnali contraddittori e mediazioni informali, spesso affidate a potenze regionali interessate a evitare un’escalation che destabilizzerebbe l’intero Medio Oriente. Ogni crisi viene così spinta un passo più in là, senza mai essere davvero risolta.
All’interno del Paese, il nodo economico resta centrale. Il blocco dei risparmi, l’erosione del potere d’acquisto e l’assenza di riforme credibili hanno alimentato una sfiducia diffusa verso le istituzioni. Le risposte legislative appaiono tardive e insufficienti, più orientate a guadagnare tempo che a ricostruire un patto sociale ormai incrinato. Questa frustrazione, sommata alla repressione, non scompare: si accumula.
Il risultato è un sistema che continua a reggersi, ma su basi sempre più rigide e fragili. La forza coercitiva supplisce al consenso, la politica estera compensa le debolezze interne, la propaganda copre le crepe. Tuttavia, proprio questa combinazione rende il futuro imprevedibile. Non è detto che la rottura arrivi domani, ma ogni crisi non risolta sposta un po’ più avanti la linea di faglia, avvicinando il momento in cui la lealtà imposta potrebbe non bastare più.


