
Trump, Gaza, Ucraina, Cina, Louvre: il mondo in tensione
25 Febbraio 2026
The Police – Every Breath You Take
25 Febbraio 2026
La giornata politica italiana è segnata dal confronto sulla tenuta dei conti pubblici e dalle nuove tensioni sociali. Il governo guidato da Giorgia Meloni difende l’impianto della manovra e rivendica stabilità finanziaria, mentre le opposizioni denunciano l’assenza di misure strutturali contro il lavoro povero e il calo del potere d’acquisto.
Secondo le analisi dei principali quotidiani economici, il nodo resta la crescita: il PIL rallenta, l’industria mostra segnali di fatica e il debito pubblico continua a rappresentare un vincolo politico. Il Ministero dell’Economia insiste su prudenza e gradualità, anche alla luce delle nuove regole europee sul patto di stabilità.
Sul fronte sociale, tornano al centro del dibattito salari e precarietà. I sindacati chiedono un intervento più deciso sul salario minimo e sulla contrattazione, mentre Confindustria invita a evitare irrigidimenti normativi che possano pesare sulla competitività. Il tema del lavoro povero, ormai strutturale, si intreccia con quello della produttività stagnante e con la fuga dei giovani qualificati all’estero.
In Parlamento prosegue inoltre il confronto sulle riforme istituzionali, a partire dal premierato. La maggioranza sostiene che rafforzare l’esecutivo garantirebbe maggiore stabilità; le opposizioni parlano invece di rischio di squilibrio tra poteri e di indebolimento del ruolo del Presidente della Repubblica e del Parlamento.
Sul piano giudiziario e mediatico, continuano le tensioni tra politica e magistratura, con accuse reciproche di interferenze e protagonismi. Il clima resta polarizzato, alimentato da una comunicazione sempre più diretta e conflittuale.
Non meno rilevante è il tema dell’autonomia differenziata, che divide il Paese. Le regioni del Nord spingono per maggiore autonomia fiscale e gestionale, mentre nel Mezzogiorno cresce la preoccupazione per un possibile ampliamento dei divari territoriali.
Infine, il dossier migranti rimane centrale. Il governo conferma la linea di controllo rigoroso dei flussi e di accordi bilaterali con Paesi terzi, mentre le ONG e parte dell’opposizione chiedono una gestione più umanitaria e un maggiore coinvolgimento dell’Unione Europea.
L’Italia si trova così in una fase di equilibrio delicato: crescita debole, tensioni sociali latenti, riforme istituzionali divisive e una politica che continua a oscillare tra ricerca di stabilità e conflitto permanente. Il nodo di fondo resta sempre lo stesso: come rilanciare sviluppo e coesione senza aumentare le fratture interne.





