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8 Ottobre 2026La casa è tornata la grande questione sociale: dalla morte di Maricarmen in Spagna ai letti a 500 euro nelle città italiane
In Spagna è morta Maricarmen, la donna il cui sfratto aveva acceso le proteste per il diritto alla casa. La sua storia personale è diventata un simbolo collettivo, come accade quando una vicenda privata condensa un malessere che milioni di persone vivono in silenzio. Madrid, del resto, è da mesi il laboratorio di una crisi che attraversa tutta l’Europa del Sud e che in Italia assume forme meno clamorose ma non meno gravi.
Basta guardare ai nostri centri urbani. Un letto, non una stanza, può costare cinquecento euro al mese. Studenti e lavoratori si muovono in una giungla di affitti brevi, contratti precari, subaffitti irregolari, case divise in posti letto come dormitori ottocenteschi. Chi si trasferisce per studiare o per lavorare scopre che il salario o la borsa di studio non bastano a coprire nemmeno l’essenziale. Il risultato è che molte città stanno diventando luoghi in cui si lavora ma non si può vivere.
Per decenni la casa è stata in Italia una questione risolta, o almeno così si raccontava. L’alta percentuale di proprietari, frutto di un’epoca di risparmio familiare e di edilizia diffusa, aveva fatto credere che il problema riguardasse solo una minoranza. Ma quella stagione è finita. I giovani non comprano perché non possono, e affittano a prezzi che crescono più dei redditi. Intanto l’edilizia pubblica è stata abbandonata, i patrimoni comunali venduti o lasciati deperire, e il mercato degli affitti turistici ha sottratto alla residenza interi quartieri.
La Spagna, con le sue piazze piene, mostra che cosa accade quando questa pressione esplode. Le manifestazioni madrilene non chiedevano privilegi ma la possibilità di restare nella propria città, di non essere espulsi dai luoghi in cui si è cresciuti. È la stessa domanda che si sente in Italia, ancora sottovoce, nei centri storici svuotati, nelle periferie dove le famiglie si stringono, nei paesi da cui i giovani partono perché non trovano né casa né lavoro.
C’è un aspetto che spesso sfugge. La crisi abitativa non riguarda solo le grandi città: è il rovescio della stessa medaglia dello spopolamento delle aree interne. Da una parte città dove non si riesce a entrare, dall’altra borghi dove le case restano vuote. Una politica seria dovrebbe tenere insieme questi due fenomeni, riportando la residenza dove c’è patrimonio inutilizzato e restituendo alle città la capacità di accogliere chi ci lavora.
Servono strumenti noti ma mai applicati con continuità: edilizia pubblica e sociale, regole sugli affitti brevi, recupero degli immobili abbandonati, forme cooperative di abitare. Serve soprattutto riconoscere che la casa non è una merce come le altre, perché da essa dipendono la possibilità di formare una famiglia, di studiare, di partecipare alla vita di una comunità.
La morte di Maricarmen ci ricorda che dietro ogni sfratto c’è una vita. Se l’Europa del Sud non torna a considerare l’abitare un diritto e non solo un investimento, le piazze di Madrid non resteranno a lungo un’eccezione.




