Diritti a geometria variabile
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19 Gennaio 2026La dem chiama in causa Schlein: tanti chiedono di cacciare i riformisti, tocca a te rispondere
ROMA Una domenica apparentemente tranquilla per il Pd, quella di ieri, ma ecco che nel pomeriggio ci pensa Pina Picierno a movimentarla: «Ogni giorno ha la sua pena e succede così che sia costretta a parlare del professor Tomaso Montanari, che dall’alto della sua cattedra in fuffologia, e soprattutto da non iscritto e non votante, vorrebbe decidere chi deve essere del Pd e chi invece no, e giù la democratica listetta di proscrizione con nomi e cognomi degli indegni non allineati» .
Ma che cosa è successo? È accaduto che Montanari abbia scritto sulla sua pagina Instagram che i dem sarebbero più «credibili» se «non ci fossero Picierno, Delrio, Ceccanti e tanti altri esponenti del Pd a fare campagna per il Sì insieme a Fratelli d’Italia». Segue quindi un’invettiva anche contro Gentiloni, Guerini e «tutti i destro-renziani che smentiscono ogni giorno la linea di Schlein». Picierno gli ribatte spiegando che lei non fa campagna e aggiunge: «Comunque, vi piaccia o no, esiste una sinistra che vota Sì, ed è pure autorevolmente rappresentata».
Ma Montanari, in realtà, è un falso bersaglio. La vicepresidente del Parlamento europeo, infatti, poi prosegue così nel suo post su X: «Sono mesi che viviamo un clima irrespirabile. Sono mesi che alcuni si arrogano il diritto di schernire, ridicolizzare compagni di partito e invitano i riformisti a lasciare la casa che abbiamo fondato. Non è più accettabile e chiedo alla segretaria Elly Schlein di pronunciare parole di chiarezza».
Che vi piaccia o no c’è una sinistra che vota Sì ed è ben rap- presentata
Ecco il vero obiettivo della vice di Metsola: «Segretaria, che gli diciamo a Montanari? Che rispondiamo a Bettini, o a chi come loro pensa che il Pd debba essere la riedizione di Rifondazione comunista? Tocca innanzitutto a te rispondere, prendere posizione, fare chiarezza e sì, difendere la nostra comunità». E ancora: «Cosa ha da dire la segretaria davanti alla criminalizzazione del dissenso, alle gogne mediatiche di questo nuovo ceto di aspiranti intellettuali e pensatori che usa il manganello digitale tra i sorrisetti di molti, anche dentro le nostre stanze?».
Il Pd non è Rifondazio-ne comu-nista Chiedo a Schlein di intervenire
Picierno, notoriamente, non le manda a dire. Però la sua insofferenza è quella di molti riformisti in questa fase. Gli ultimi episodi stanno lì a dimostrarlo. C’è l’insoddisfazione di quei dem che avrebbero voluto preparare subito una mozione sull’Iran (e a cui erano pronti aderire +Europa, Azione e Italia viva) e che è stata bloccata dai vertici del partito perché bisognava aspettare di sapere che ne pensasse il Movimento Cinque Stelle. E c’è stato il caso Delrio, che aveva elaborato un ddl sull’antisemitismo e che si è visto sconfessare dal capogruppo Boccia.
Sono soprattutto i rapporti con Conte a creare il maggior disagio nel campo riformista. Lorenzo Guerini non smette mai di ricordare che sui punti fondamentali della politica estera (l’Ucraina, ad esempio) «non ci possono essere ambiguità» per venire incontro al M5S. Vuole «chiarezza», l’ala riformista, e sollecita una Direzione o, comunque, un «confronto interno anche in altre sedi».





