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10 Gennaio 2026
LA MATERIA IMMORTALE
11 Gennaio 2026Rassegna culturale – Domenica 11 gennaio 2026
Una lente narrativo-analitica sul presente culturale italiano e internazionale, pensata come un unico flusso di lettura. Non un elenco di eventi, ma un racconto critico che attraversa pratiche artistiche, politiche culturali, immaginari e trasformazioni in atto.
Il 2026 si apre con una cultura che ha definitivamente superato i confini delle geografie tradizionali. Non è un semplice anno di programmazione, ma un punto di convergenza di storie, identità, memorie e proiezioni future. Venezia, Doha, Bangkok, ma anche città meno canoniche, disegnano una mappa culturale fluida in cui biennali, fiere e grandi mostre ridefiniscono le priorità estetiche e politiche dei pubblici. Accanto ai circuiti occidentali consolidati, emergono capitali culturali che investono in infrastrutture simboliche e istituzioni, trasformando lo spazio urbano in dispositivo narrativo e attrattivo. Le grandi celebrazioni, come il bicentenario della fotografia in Francia tra 2026 e 2027, non si limitano alla commemorazione: interrogano il rapporto tra tecnologia, memoria e immagine, mettendo in discussione il nostro modo di vedere e archiviare il reale. Il racconto del mondo culturale appare così plurale, interdipendente, profondamente intrecciato alle questioni sociali e politiche del presente.
In Italia, questo scenario globale si traduce in un anno di particolare densità. Dopo Agrigento 2025, l’attenzione si concentra su L’Aquila, Capitale italiana della Cultura 2026, con un programma che rafforza il legame tra memoria, ricostruzione e produzione culturale contemporanea attraverso appuntamenti come la Perdonanza Celestiniana, I Cantieri dell’Immaginario e rassegne musicali di respiro nazionale. Parallelamente, il sistema espositivo italiano mostra una vitalità diffusa: dalle grandi città ai contesti meno centrali, l’offerta culturale intreccia arte, storia e comunità. Mostre di rilievo internazionale, dedicate a figure come Anselm Kiefer, Chiharu Shiota, Robert Mapplethorpe o ai Macchiaioli, scandiscono il primo semestre dell’anno, confermando il ruolo dell’Italia come snodo fondamentale nel circuito mondiale delle esposizioni. A questa energia si affianca una fase di ripensamento istituzionale: la Legge di Bilancio 2026 introduce misure significative per l’accesso alla cultura, il sostegno ai lavoratori dello spettacolo e gli investimenti in cinema, musica, musei e editoria scolastica. Ne emerge un panorama complesso, attraversato da una tensione costante tra vocazione internazionale e radicamento territoriale.
Nel discorso culturale della settimana si impongono alcune idee chiave. La prima riguarda la partecipazione democratica dell’arte: festival e iniziative che utilizzano linguaggi ibridi, come il fumetto o la narrativa visiva, mostrano come la cultura possa tornare a essere spazio di impegno civile e riflessione collettiva. La seconda riguarda le geografie dell’arte: le mappe culturali del 2026 indicano chiaramente che la produzione contemporanea non vive solo nei grandi centri storici, ma si sviluppa in città emergenti e hub globali fuori dai circuiti canonici. La terza idea riguarda il rapporto tra memoria e celebrazione: anniversari, centenari e ricorrenze non funzionano più come esercizi nostalgici, ma come occasioni per ridefinire continuità e fratture tra passato e presente. In questo senso, la cultura appare sempre più come un’infrastruttura sociale, un tessuto di narrazioni che connette comunità, tecnologia e innovazione.
Anche sul piano dei linguaggi visivi e sonori, l’inizio del 2026 è segnato da forti contaminazioni. Le esposizioni immersive e narrative, in particolare nel contesto anglosassone, propongono riletture radicali di figure storiche dell’arte attraverso performance, installazioni e dispositivi multisensoriali. Negli Stati Uniti, soprattutto sulla costa occidentale, le mostre affrontano temi di identità, storia e spazio pubblico con un approccio dichiaratamente politico e interdisciplinare. Il cinema continua a svolgere una funzione di cerniera culturale: festival come quello di Trieste, dedicato all’Europa centrale e orientale, rafforzano il dialogo tra cinematografie regionali e scena internazionale, offrendo chiavi di lettura alternative rispetto ai circuiti mainstream. Arti visive, performance e cinema raccontano così un tempo in cui le estetiche si ibridano e le storie individuali si intrecciano con quelle collettive.
Il rapporto tra cultura e tecnologia, infine, si conferma non solo strumentale ma formativo. Anche in assenza di grandi annunci sull’intelligenza artificiale generativa applicata alle mostre, le riflessioni che attraversano il mondo della fotografia e delle immagini mettono al centro la relazione tra analogico e digitale. Il dispositivo tecnologico diventa parte integrante dell’esperienza culturale, capace di ampliare le possibilità di partecipazione ma anche di porre nuove domande critiche sullo sguardo, sull’archivio e sulla memoria.
Sul piano territoriale, la Toscana continua a rappresentare un laboratorio culturale di particolare interesse. Pur in assenza di notizie specifiche legate all’Amiata in questa settimana, il contesto regionale conferma una forte capacità di tenere insieme grandi istituzioni e sperimentazioni diffuse. Firenze, con le grandi mostre del 2026 dedicate al Novecento e al dialogo tra modernismo e classicismo, ribadisce il ruolo della regione come crocevia di riflessioni artistiche e culturali.
Guardando all’agenda internazionale, il 2026 si annuncia come un anno cruciale. La Biennale di Venezia resta il punto di riferimento per l’arte contemporanea globale, mentre nuove istituzioni museali in Medio Oriente, Africa e Stati Uniti segnalano uno spostamento degli equilibri culturali. I festival cinematografici, le rassegne letterarie e le grandi esposizioni di design contribuiscono a definire un calendario fitto, in cui la cultura diventa sempre più uno strumento di soft power e di ridefinizione delle identità collettive.
Accanto a questo racconto ampio, il sistema culturale mostra dinamiche trasversali che attraversano tutti i settori. L’editoria privilegia formati agili e una relazione diretta con i lettori; le arti visive puntano su continuità e funzione pubblica più che sull’evento effimero; il teatro risponde alla pressione economica attraverso coproduzioni e radicamento territoriale; il cinema rafforza l’esperienza in sala come evento; la musica dal vivo sperimenta nuovi equilibri economici; i media culturali investono in curatela e profondità anziché velocità. Le politiche culturali, in Italia e in Europa, tendono sempre più a considerare la cultura come infrastruttura strategica per la coesione sociale, il lavoro e lo sviluppo.
La sintesi che emerge è chiara: il 2026 si apre con un sistema culturale creativo, vivo e partecipato, ma attraversato da sfide strutturali profonde. Le strategie più efficaci non puntano sull’accumulo di eventi, bensì sulla costruzione di reti, sulla cooperazione internazionale e su formati capaci di coniugare valore simbolico e impatto reale. La Domenica delle Idee nasce per osservare e interpretare questo movimento continuo, senza semplificazioni, tenendo insieme visione critica e attenzione al presente.




