
Bondi e Salvini, oltre le polemiche: riportare il referendum alla sostanza
15 Febbraio 2026




Un sistema montano è, per definizione, un’infrastruttura territoriale collettiva. Funziona attraverso relazioni: flussi turistici che attraversano più comuni, servizi distribuiti, operatori economici diffusi, promozione condivisa, manutenzione ambientale integrata. La vetta, le piste, i sentieri, i borghi, le strutture ricettive, l’offerta culturale e produttiva formano un unico ecosistema.
Quando le decisioni strategiche vengono affrontate solo dentro i perimetri istituzionali, senza una regia sovracomunale stabile, il sistema si indebolisce. Non è una questione di responsabilità individuali, ma di modello di governance. La frammentazione genera inevitabilmente disallineamenti di tempi, priorità e procedure.
E ogni volta che l’avvio di una stagione dipende da passaggi formali risolti in ritardo o da equilibri amministrativi delicati, all’esterno arriva un messaggio di incertezza. In un’area interna, già strutturalmente fragile dal punto di vista demografico ed economico, l’incertezza è un costo strategico: riduce fiducia, investimenti, programmazione a medio termine.
La montagna, per restare competitiva, ha bisogno di prevedibilità, coordinamento e visione condivisa. Senza questi elementi, anche la gestione formalmente corretta rischia di tradursi in inefficacia sostanziale.
Non è un problema di neve. È un problema di sistema. E il sistema, o è pensato come unità territoriale, o finisce per essere governato in modo episodico.