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15 Gennaio 2026Lo space economy sarà un volano green e di salvataggio del pianeta Anche per coadiuvare tutti i Paesi del mondo nella loro lotta alla povertà
SCENARI
Stiamo entrando in una fase operativa in cui sicurezza, sostenibilità e gestione delle infrastrutture diventano questioni concrete, urgenti e pericolose
Quel giorno, il 4 ottobre del 1957, il sogno di Icaro ha oltrepassato se stesso. L’uomo non solo s’è librato in volo al di sopra della Terra ma addirittura al di fuori di essa. Alle 22.28, ora di Mosca, era stato lanciato in orbita, dal cosmodromo di Baikonur, nell’attuale Kazakistan, il primo satellite artificiale. Da quel momento lo spazio è diventato un teatro di conquista dando avvio a quella che è stata definita, almeno in Occidente, Space Race. Al centro della corsa allo spazio, allora, nel bel mezzo della Guerra fredda, il confronto tra i due grandi nemici, Unione sovietica e Stati Uniti d’America e le rispettive sfere di influenza. Dal lancio del satellite artificiale la corsa allo spazio ha proceduto in un continuo crescendo. Nel novembre del 1957, si assiste all’invio nello spazio della “sovietica” cagnetta Laika, che decollava a bordo della capsula Sputnik 2 per passare alla storia come il primo essere vivente ad aver abbandonare il nostro pianeta. Dopo quattro anni tutto il mondo conoscerà il nome di Jurij Gagarin. Il 12 aprile 1961, a bordo della navicella Vostok 1, diventerà il primo cosmonauta a vedere la Terra dall’alto. Non appena la scorse al di fuori dall’oblò, non esitò a esclamare le celebri parole, «azzurra, bellissima, senza frontiere né confini». Senza coltivare illusioni, si tratta del cosiddetto overview effect. Da lassù sembrano incomprensibili inimicizie e incomprensioni che scuotono il suolo terrestre anche se sono proprio queste ad aver promosso l’invio in orbita degli astronauti. Siamo però solo agli esordi della prima space race. Una fase che culminerà nel 1969, quando Neil Armstrong lascerà la propria impronta sul suolo lunare, e vedrà la conclusione nel marzo 1983 negli ultimi scampoli della Guerra fredda. Allora il presidente Ronald Reagan annuncerà l’avvio della progettazione di uno scudo stellare, la Strategic Defense Initiative, che, per il costo richiesto, contribuì a mettere in affanno l’Urss. Oggi il contesto è diverso ma una nuova space race è in corso. Non solo il settore spaziale ha appesantito il suo rilievo, economico e politico, ma ad aumentare è pure il numero degli attori, che si sono moltiplicati. Non più due, come un tempo, ma numerosi. Sia attori statali, anche insospettabili come gli Emirati Arabi Uniti, ma pure privati, basti ricordare Space X di Elon Musk e Blue Origin di Jeff Bezos, dedicate anche al turismo spaziale. Il nuovo fermento spaziale è al centro, di recente, di numerosi testi tra cui una sorta di autentico companion per orientarsi nelle nuove sfide stellari che è Geopolitica dello spazio. Storia economia e futuro di un nuovo continente (il Saggiatore, pagine 438, euro 26,00) di Emilio Cozzi. La si chiama geopolitica ma sarebbe più opportuno adottare un’altra espressione, precisa l’autore, come astropolitica, così la definì, nei primi anni Duemila Everett C. Dolman, docente di strategia all’US Air Force’s Air War College. Nel nuovo contesto lo spazio non gioco solo un ruolo strategico nelle questioni militari. Ad alimentare il primato spaziale è certo «la volontà umana di guardare senza essere visti, di ascoltare senza essere ascoltati, di condizionare altri senza essere condizionati per acquisire vantaggi strategici o tattici» spiegano Alessandro Aresu e Raffaele Mauro in I cancelli del cielo. Economia e politica della grande corsa allo spazio, 1950-2050 (Rubbettino, pagine 162, euro 16,00) ma alla corsa dettata da ragioni politiche e militari se ne aggiunge un’altra quella legata alla cosiddetta space economy. Col tempo lo spazio è diventato un driver per settori apparentemente lontani tra loro. Si va dai servizi innovativi all’agricoltura, di cui parla A cena su Marte. Le tecnologie che nutriranno il pianeta rosso e trasformeranno l’agricoltura sulla Terra di Evan D.G. Fraser e Lenore Newman (il Saggiatore, pagine 252, euro 24,00), alle borse e alle banche di tutto il mondo, al monitoraggio delle infrastrutture, all’osservazione dei cambiamenti climatici e dei loro effetti e, perché no, per la ricerca di materia prime rare sulla Terra e ovviamente alle telecomunicazioni. Si assiste, soprattutto in seguito all’accelerazione tecnologica ed economica di questi ultimi anni, all’estensione degli effetti della space economy al di fuori del proprio ambito. Il controllo, la gestione e l’operabilità in orbita ha evidenti ricadute sulla Terra, al punto da far dire ad Aresu e Mauro che essa è diventata addirittura una «infrastruttura abilitante per l’economia dell’informazione », come evidenziano nell’eptalogo finale presente nel loro lavoro. Infatti l’economia di internet non solo è abilitatore di numerosi ambiti economicoprofessionali ma a sua volta è abilitata dall’infrastruttura spaziale per quanto concerne le mappe, il posizionamento, le telecomunicazioni e lo stesso accesso alla rete. Ecco perché a interessarsi allo spazio non sono più solo gli Stati ma anche coloro che in qualche maniera vogliono accreditarsi come custodi e promotori della transizione digitale in atto, potenziata dal 2022 dallo sviluppo di alcuni modelli di intelligenza artificiale generativa come raccontano i casi di Musk e Bezos.
Non a caso «space for space e space for Earth» annuncia in Space Economy. L’arena competitiva del futuro (Bocconi University Press, pagine 244, euro 24,90) Simonetta di Pippo, docente di Practice di Space Economy e Direttore dello Space Economy Evolution Lab (See Lab) all’Università Bocconi, nonché visiting professor presso la New York University di Abu Dhabi e comunque, anche per i suoi incarichi istituzionali, una delle maggiori esperte del settore. «Se guardiamo al breve termine, lo spazio sarà il volano per un’economia green e sostenibile, per salvare il Pianeta e per coadiuvare tutti i paesi del mondo nella loro lotta alle disuguaglianze e alla povertà, per uno sviluppo socioeconomico che sia adeguato alle esigenze di una popolazione sempre più condizionata dalle sfide globali. La sostenibilità nello spazio, per avere orbite sicure e sostenibili, trainerà la filiera inorbit servicing mentre il Made in Space, soprattutto in settori come quello della salute, si svilupperà in parallelo. A medio-lungo termine ci sarà una corsa all’estrazione mineraria di risorse », che schiuderà orizzonti inattesi per chi saprà sfruttarle. Solo per farsi un’idea della posta in gioco. 16 Psiche, uno degli asteroidi situati nella regione spaziale tra Marte e Giove che sarà raggiunto da una sonda della Nasa nel 2029, è composto perlopiù da metalli, tra cui oro, platino, nichel per un valore stimato di 10000000000000000000 (18 zeri!) dollari vale a dire, da solo, varrebbe 70.000 volte l’economia globale odierna, sottolinea di Pippo. Una partita tutta da giocare per le generazioni future.





