
L’Italia davanti allo specchio Rassegna ragionata — 6 marzo 2026
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6 Marzo 2026La Nota
di Massimo Franco
Ora il governo evoca il fantasma dell’astensionismo in modo esplicito. Per esorcizzarlo, sostenendo che il Sì alla riforma della giustizia vincerà comunque; o per mettere le mani avanti rispetto a una possibile affermazione dei No, favorita dalla diserzione dalle urne. La guerra in Medio Oriente è, oggettivamente, un elemento che può scoraggiare la partecipazione. Si impone come emergenza e priorità: molto più dei discorsi complicati sulla separazione delle carriere tra pm e giudici, e sui sorteggi dei magistrati del Csm.
Non è casuale che nelle file della maggioranza se ne parli molto, quasi quanto dei bombardamenti di Usa e Israele sull’Iran e delle rappresaglie di Teheran. Le opposizioni, invece, che ieri hanno votato compattamente sulla politica estera, pur battute, non si dilungano sulla consultazione del 22 e 23 marzo: come se i sondaggi li rassicurassero, perché registrano un certo affanno della maggioranza. Non c’è aria di crisi di governo, ma incertezza su un’eventuale sconfitta.
Forse, l’aspetto più singolare si coglie proprio nel modo diverso col quale la destra delinea gli scenari referendari. Giorgia Meloni ha anticipato la sua presenza in Parlamento per riferire sulle questioni internazionali dal 18 all’11 marzo: probabilmente proprio per potersi dedicare alla consultazione negli ultimi dieci giorni. E ieri, non in Parlamento ma ai microfoni della radio, dopo avere attaccato la magistratura ha avvertito: «È importante la mobilitazione dei cittadini». Dentro FdI serpeggia l’allarme, anche per la tepidezza di alleati come la Lega.
Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, molto vicino a Meloni, dà voce agli umori grigi. «Con questo scenario internazionale, è più difficile convincere a recarsi alle urne il nostro elettorato, storicamente difficile da mobilitare». La guerra alimenta «l’astensionismo, specialmente tra i nostri elettori». Il rischio non è soltanto per quanto è successo, ma per la possibilità che la situazione peggiori di qui al 22 marzo. I sondaggi più benevoli per il governo danno i due schieramenti appaiati. Ma la crescita dei «No» è comunque vistosa.
Al punto che la guerra diventa sia la variabile degli equilibri referendari, sia l’alibi per chi uscirà sconfitto. L’unico aspetto positivo è che certe sgrammaticature dei due fronti vengono corrette da lampi di obbiettività. Così, il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, si dice «sicuro che voteranno per il Sì e per il No tantissime brave persone»: una smentita del manicheismo di alcuni magistrati contro il Sì. E Nordio: «Ci sono buoni cristiani che votano per il Sì e per il No». Il sottosegretario di FdI a Palazzo Chigi, Alfredo Mantovano, si era spinto a dire, sfiorando l’azzardo: i cattolici votano Sì.





