
La forma, il bosco, la montagna
12 Marzo 2026
La città che non sa scrivere i nomi
12 Marzo 2026Le fiaccole di Abbadia San Salvatore, accese ogni 24 dicembre, non come una semplice tradizione, ma come un “atto” che si compie ogni volta per la prima volta.
Vengono inquadrate come folklore o tradizione medievale, ma invece bisogna focalizzarsi sul significato profondo attraverso filosofia, antropologia e conoscenza esoterica.
Le fiaccole, bruciando nella notte del solstizio d’inverno, momento di sospensione cosmica, sono un nodo di fili antichissimi, appartenenti a una genealogia cosmologica e rituale che attraversa millenni e culture.
L’accensione del fuoco in questa notte non è un ricordo, ma un atto per “rimettere il mondo al mondo”, in un silenzio che rivela una realtà più essenziale, legata al ciclo del solstizio e alla simbologia della resurrezione.
Il Natale e la Pasqua replicano uno schema cosmico di arresto, discesa e ritorno della luce, che il cristianesimo ha incarnato in una storia personale.
Le fiaccole di Abbadia simboleggiano questo punto di incontro tra cosmo e fede.
Nelle culture arcaiche, il tempo è ciclico e fragile; i riti solstiziali, come le fiaccole, non celebrano ma eseguono il rinnovamento del mondo, riaccendendo il fuoco primordiale.
Il fuoco, prima degli dèi, era una presenza centrale e sacra, punto di contatto tra mondo umano e cosmico.
La sovrapposizione del Natale cristiano con la festa del Sol Invictus non è casuale, ma strutturale, riconoscendo l’identità dello schema di morte e resurrezione.
Il “centro” è il punto in cui le forze del mondo convergono e la forma regge, rendendo l’abitare pienamente umano.
Le “macchine arcaiche”, come le fiaccole di Abbadia, sono meccanismi che resistono al tempo perché rispondono a qualcosa di immutabile, producendo “luogo” e impedendo la dissoluzione nell’indifferenza geografica.
Il sacro si incontra, il rito si subisce, il fuoco si custodisce.
Finché c’è chi prepara il rito, il mondo può ricominciare.





