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2 Novembre 2026Leonardo nell’ex Beko di Siena: dopo due anni di vertenza arriva un nome, ora servono un piano e una data
Per i lavoratori di viale Toselli il 2026 si chiude con una notizia che pochi osavano sperare. Leonardo, il gruppo controllato dal ministero dell’Economia e attivo nella difesa, nell’aerospazio e nella sicurezza, entrerà nel progetto di reindustrializzazione dell’ex stabilimento Beko di Siena. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva annunciato l’interesse del gruppo all’inizio di ottobre, al tavolo romano sulla vertenza. A fine mese lo ha confermato: Leonardo sarà uno degli investitori del sito, con un proprio presidio industriale capace di assorbire una parte significativa degli occupati. Il presidio sarà parte di un cluster di imprese più ampio, in cui potrebbero trovare posto anche aziende della sua filiera. Ora si attende il sopralluogo del gruppo nello stabilimento, mentre a novembre è previsto un nuovo incontro a Roma.
Per capire il peso della notizia bisogna ricordare da dove si parte. La multinazionale turca che aveva rilevato la fabbrica ex Whirlpool aveva deciso di fermare la produzione a fine 2025, lasciando senza lavoro tutti i 299 addetti. Per decenni da quei capannoni erano usciti frigoriferi e congelatori venduti in mezza Europa. Ne è nata una mobilitazione lunga e compatta, fatta di cortei, presidi, assemblee e solidarietà della città, che ha tenuto la vertenza al centro dell’attenzione nazionale. Lo Stato, attraverso Invitalia, ha acquistato il sito. Il Comune di Siena ha avviato con Invitalia una società, in cui detiene il 20 per cento, per gestire la riconversione. La Regione ha messo a disposizione circa un milione di euro per formare i lavoratori alle nuove produzioni. Nel frattempo la procedura pubblica per raccogliere le manifestazioni d’interesse ha attirato diverse imprese, alcune delle quali hanno già visitato lo stabilimento.
I sindacati hanno accolto la notizia con toni diversi. Uilm e Fim l’hanno salutata come una svolta, convinti da tempo che per rilanciare il manifatturiero senese servisse un soggetto grande e strutturato. La Fiom chiede invece di sapere con precisione che cosa si produrrà. Sostiene che il futuro di Siena non può dipendere soltanto dalla difesa e invita a puntare sulle tecnologie duali, utilizzabili sia nel civile sia nel militare. È una richiesta legittima, che non nasce da pregiudizi ideologici: un territorio ha bisogno di produzioni che reggano nel tempo, al di là delle stagioni della spesa militare, e di competenze che i lavoratori possano spendere anche altrove. Riconvertire una fabbrica di elettrodomestici verso l’alta tecnologia richiede anni di formazione. E la scelta di cosa produrre condiziona tutto il resto, dalle qualifiche richieste ai rapporti con le altre imprese del territorio.
Restano poi le domande che solo un piano industriale potrà sciogliere: quanti lavoratori rientreranno e con quali tempi, quali altre aziende entreranno nel cluster, quali investimenti sono previsti e con quali garanzie. L’accordo quadro parla di occupazione dell’intero perimetro industriale, cioè di tutti i 299 addetti, non soltanto di una parte. Più volte in questi anni la soluzione è stata data per imminente e poi rinviata, e i lavoratori lo ricordano bene. Il nome di Leonardo è un punto di partenza importante, forse il più solido che si potesse immaginare. La credibilità dell’operazione si misurerà però sulle firme, sui numeri e sui calendari. Siena ha bisogno di tornare a essere anche una città che produce, non solo una città che custodisce il proprio passato, e questa occasione non va lasciata alle sole dichiarazioni.





