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12 Febbraio 2026“Liceale doc, ma senza nostalgia: ciò che abbiamo costruito — e ciò che abbiamo distrutto”
Sono stato un ottimo liceale (non ginnasiale!). Mi Maturai con la media dell’ 8 e 1/2, quando all’esame di maturità c’erano 4 scritti, oltre all’orale di 9 materie (Educazione fisica inclusa). Rispetto al passato, era già un esame addolcito, perché agli orali non si portavano gli interi programmi dei primi due anni, ma solo l’intero programma del terzo e riferimenti a quelli degli anni precedenti. Inoltre, vinsi onorai la maglia bianco- verde Vincendo per tre volte consecutive un titolo nei campionati provinciali di atletica studenteschi. Ho sposato una liceale, con la quale ho generato tre liceali. Potrei, quindi, fregiarmi del titolo di ‘liceale ‘doc’. Eppure, questo Amarcord mi puzza di gramsciano “intellettuale astratto”. Nella mia vita, infatti, ho potuto constatare che anche gli altri Istituti (“Liceino”, Bandini, Sarrocchi) erano ottime scuole formative. Le tragiche riforme successive (dalla “Buona Scuola” alla “Ruberti”) hanno distrutto – in nome di “difettivi sillogismi” ideologici, quanto lo Stato unitario liberale e financo (ohibò) il filosofo fascista Gentile, avevano costruito. Quelle riforme sono state ispirate dalla mammonesca (don Milani?) volontà di non umiliare i ‘reduci’ somari del ‘68. Se davvero noi liceali siamo la crema della cultura, sarebbe meglio, invece di versare lacrime di nostalgia per la nostra giovinezza perduta in rimpatriate da classe di leva, confessare a muso duro dove abbiamo sbagliato. Perché si matura solo riflettendo su errori e sconfitte. Con questo – in piena sincerità – ricordo gli anni del Liceo come i più felici e formativi della mia vita. Un saluto affettuoso a tutti.
Paolo Neri





