
Il fuoco che non si spegne Rassegna ragionata — 6 marzo 2026
6 Marzo 2026
L’ASTENSIONE SI TRASFORMA NEL FANTASMA DEL REFERENDUM
6 Marzo 2026
Mentre il Medio Oriente brucia, l’Italia scopre di non sapere bene dove stare. Il nodo si è stretto ieri a Montecitorio, dove Crosetto e Tajani hanno riferito alle Camere sulla crisi Iran-Golfo, con la Camera che ha poi approvato la risoluzione di maggioranza con 179 sì, 100 no e 14 astenuti, respingendo quella del centrosinistra. Il testo impegna il governo a partecipare allo sforzo europeo per la difesa aerea dei Paesi del Golfo — una formula abbastanza calibrata da sembrare prudente e abbastanza concreta da aprire un fronte politico interno.
Il problema, però, non era il contenuto della risoluzione. Era l’assenza. Meloni, invece di presentarsi in aula, è intervenuta a RTL 102.5 affermando che l’Italia non è in guerra e non vuole entrarci — lasciando ai ministri il compito di sostenere il confronto parlamentare. Le opposizioni si sono scatenate. M5S, PD, AVS hanno parlato di fuga dalle responsabilità, di un governo che preferisce le interviste senza contraddittorio al confronto diretto con il Parlamento. La polemica ha però prodotto un risultato: Meloni ha comunicato la disponibilità a venire in Parlamento mercoledì 11 marzo, anticipando le comunicazioni sul Consiglio europeo e allargandole alla crisi in Medio Oriente.
Sotto la superficie del dibattito politico scorrono però questioni più concrete. Lo stretto di Hormuz è stato classificato dal settore marittimo internazionale come “zona di operazioni belliche”, con circa mille navi bloccate nell’area e un valore delle imbarcazioni ferme stimato da Lloyd’s in oltre 25 miliardi di dollari, metà delle quali trasporta petrolio e gas. Per un Paese come l’Italia, che dipende da quelle rotte energetiche, la guerra in Medio Oriente non è uno spettacolo lontano: è una voce di bilancio in tempo reale.
Sul fronte economico interno, si chiude oggi alle 13 il collocamento del nuovo BTP Valore. In quattro giorni il titolo ha già superato i 14,7 miliardi di euro sottoscritti, avvicinandosi rapidamente alla soglia dei 15 miliardi. Un dato che dice qualcosa sullo stato d’animo del risparmio italiano: in un momento di guerra e incertezza, i piccoli risparmiatori continuano a puntare sui titoli di Stato. Fiducia nel sistema, o semplicemente mancanza di alternative? Probabilmente entrambe le cose.
Nel frattempo aprono oggi a Verona i Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. La cerimonia di apertura si terrà alle 20 alla presenza di Mattarella e Meloni, ma molte nazioni non parteciperanno per protestare contro l’ammissione degli atleti russi e bielorussi. Anche qui, la politica bussa alla porta dello sport. E dall’Etna arriva una scossa: un sisma avvertito nettamente nelle province di Catania, Messina e Siracusa, senza danni segnalati ma con la Protezione Civile in monitoraggio.
L’Italia di oggi è un Paese che guarda la guerra da vicino senza volerla nominare, che risparmia in BTP mentre i prezzi del carburante salgono, che inaugura feste sportive mentre le alleanze si complicano. Una postura antica, quella dell’equilibrismo — non sempre elegante, spesso necessaria, mai del tutto onesta con se stessa.





