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L’Italia entra nel 2026 con una linea politica dichiarata: sicurezza e crescita. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha indicato queste priorità come il perno dell’azione di governo, sostenendo che lo scenario sui salari “non è catastrofico” pur in un contesto economico complesso.
Allo stesso tempo, la premier ha ammesso che i risultati sulla sicurezza non sono ancora sufficienti, sottolineando la necessità di interventi più efficaci e ribadendo che non serve inviare soldati in Ucraina.
Il messaggio politico è chiaro: rassicurare l’opinione pubblica senza alimentare una percezione di emergenza permanente.
Sul piano economico, il Parlamento ha approvato la legge di bilancio 2026, pensata per ridurre il deficit al 2,8% del PIL e accompagnare l’uscita dell’Italia dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.
Il debito resta però molto elevato — destinato a salire oltre il 137% del PIL — ricordando che la stabilità finanziaria italiana continua a poggiare su un equilibrio delicato.
Le previsioni europee sono prudenti: la Commissione ha rivisto al ribasso la crescita, stimando un aumento del PIL intorno allo 0,8% nel 2026.
Una crescita lenta che riflette un problema strutturale: l’industria rallenta mentre il futuro dipende sempre più dai servizi.
Eppure non mancano segnali di solidità. Il deficit è sceso sensibilmente negli ultimi anni e il Paese sta cercando di rientrare stabilmente nei parametri fiscali europei.
È il ritratto di un’economia che non corre, ma che prova a evitare scosse sistemiche.
Nel frattempo, l’Italia amplia il proprio raggio strategico. Il governo ha presentato una nuova strategia per l’Artico, dove ricerca scientifica, interessi economici e sicurezza diventano elementi centrali della proiezione internazionale del Paese.
Una scelta che segnala una trasformazione spesso sottovalutata: Roma non vuole essere soltanto una potenza regionale.
La sicurezza torna anche sul fronte interno ed europeo. In vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, agenti statunitensi collaboreranno con le autorità italiane per rafforzare la protezione dei Giochi.
Il dato va oltre l’evento sportivo: i grandi appuntamenti globali sono ormai considerati snodi sensibili della sicurezza internazionale.
Il filo rosso
L’Italia appare oggi meno fragile di quanto racconti una certa retorica pessimista, ma anche meno solida di quanto suggeriscano i messaggi ufficiali.
La vera partita non è solo nei conti pubblici o nelle dichiarazioni politiche: è nella capacità di trasformare una stabilità difensiva in crescita reale.
Non ci sono “grandi armate” a definire la forza del Paese — né militari né finanziarie.
La misura della sua tenuta sta piuttosto nella coesione sociale, nella credibilità europea e nella possibilità di tornare a crescere senza accumulare nuovo debito.
È qui che si gioca il peso dell’Italia nel mondo che cambia: non nella spettacolarità della potenza, ma nella resilienza delle sue strutture economiche e istituzionali.





