
Il Monte si affida a Palermo. Ma la vera partita è altrove
25 Marzo 2026Dieci anni senza Paolo Poli. E si sente.
di Pierluigi Piccini
Non nel senso del vuoto rituale che si riempie con i necrologi degli anniversari, ma nel senso fisico di un’assenza che pesa. Perché Paolo Poli era una di quelle figure che non si possono sostituire, non perché fossero uniche nel talento — il talento è sempre sostituibile — ma perché erano uniche nella postura. Nel modo di stare al mondo.
Luca Scarlini, che lo conosceva bene, lo ricorda oggi su La Nazione con un ritratto affettuoso e preciso. E quello che emerge, tra un aneddoto e l’altro, è un’immagine che riconosco: quella di un uomo coltissimo che aveva scelto lo sberleffo come forma di resistenza civile. Non l’ironia fredda degli intellettuali che si proteggono dalla realtà con le virgolette, ma la presa in giro calda, corporea, quasi contadina, di chi sa che il potere teme soprattutto il ridicolo.
C’è una frase nell’articolo che vale un saggio: «Mescolava i geni politici e anche quando era di moda l’impegno politico, il suo modo di fare era la presa in giro di idoli e potenti». Ecco. In un’epoca in cui la sinistra andava di impegno, Poli andava di sberleffo. E aveva ragione lui.
Lo avrei visto benissimo oggi, a prendersi gioco di questo nuovo potere cafone — come scrive Scarlini — di questi conformisti in agguato dietro l’angolo in attesa dei loro quindici minuti di notorietà. Lo vedo benissimo con la parrucca, la voce falsettata, a smontare con eleganza fiorentina tutta la nostra provinciale autocompiacenza.
L’Italietta che lui rappresentava — fatta di tanghi, mazurche, polche, di teatro parrocchiale e di Don Chisciotte regalato agli attori — era uno specchio. Non benevolo, non crudele: semplicemente onesto. Un caleidoscopio, dice Scarlini, in cui stavano insieme ballerine e filosofi, lettrici e sceneggiatori per Totò.
Ecco cosa manca: non il personaggio, ma quella capacità di tenere insieme tutto senza gerarchie false. Di capire che la Santa Rita da Cascia e l’Adorazione dei Magi di Gozzoli vengono dallo stesso luogo profondo dell’anima italiana.
Buon anniversario, Paolo.





