
Industria e territorio: il rischio di una politica che si ferma al racconto
24 Gennaio 2026
Siena, città-luogo per eccellenza, ferma mentre il potere scorre altrove
24 Gennaio 2026Editoriale
Viviamo in una società che non è più organizzata attorno ai luoghi, ma ai flussi. Informazione, capitale, tecnologia ed energia circolano in tempo reale attraverso reti globali che attraversano i territori senza fermarsi. È questa la trasformazione profonda descritta da Manuel Castells con il concetto di “società-rete”: una mutazione che riguarda il modo stesso in cui si esercita il potere.
Nella società industriale il potere era territoriale. Stati, città e istituzioni governavano lo spazio fisico; la politica si esercitava entro confini riconoscibili. Oggi questa logica è stata rovesciata. Il potere non risiede più stabilmente nei luoghi, ma nella capacità di controllare i flussi che li attraversano. Conta meno possedere uno spazio, conta di più governare connessioni, nodi, codici.
Castells chiama questa configurazione spazio dei flussi, contrapposto allo spazio dei luoghi su cui si sono costruite la democrazia rappresentativa e le comunità politiche moderne. I luoghi non scompaiono, ma perdono centralità: valgono solo se sono funzionali alle reti globali. Una città, un territorio, un’istituzione che perde connettività entra in declino, indipendentemente dalla sua storia.
In questo passaggio si produce una trasformazione decisiva del potere. “Il potere dei flussi prevale sui flussi del potere”: non sono più gli attori politici a dominare i processi, ma i processi reticolari a imporre la propria logica sugli attori. Chi controlla gli snodi, chi connette reti diverse, chi decide standard tecnologici e regole operative esercita oggi il potere reale.
Le conseguenze democratiche sono evidenti. Le istituzioni continuano a operare nello spazio dei luoghi – comuni, regioni, Stati – mentre le decisioni cruciali si formano nello spazio dei flussi: mercati finanziari, piattaforme digitali, catene globali del valore. Ne deriva un deficit democratico strutturale: si vota nei territori, ma il potere effettivo agisce altrove.
Da qui nasce anche una frattura sociale crescente. Le élite sono cosmopolite, mobili, connesse; vivono nello spazio dei flussi. La maggioranza delle persone resta invece ancorata ai luoghi, ma subisce decisioni prese altrove, secondo logiche opache e difficilmente contendibili. I territori diventano superfici attraversate, non soggetti politici.
La questione non è opporre locale e globale, né immaginare ritorni impossibili. La vera sfida politica del nostro tempo è democratizzare lo spazio dei flussi: rendere visibili i processi che attraversano i territori, costruire strumenti di governo capaci di agire su più scale, restituire ai luoghi la possibilità di incidere sulle reti invece di subirle.
Senza questa trasformazione, la democrazia rischia di restare confinata ai luoghi, mentre il potere continua a scorrere altrove, fuori da ogni controllo collettivo.
Fonti essenziali
Manuel Castells, The Rise of the Network Society, Wiley-Blackwell
Manuel Castells, Communication Power, Oxford University Press
Saskia Sassen, The Global City, Princeton University Press
David Harvey, Spaces of Global Capitalism, Verso





