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Dalla reindustrializzazione al credito, passando per i fondi europei e le semplificazioni urbanistiche. Eugenio Giani mette ancora sul tavolo la sua ricetta per l’economia toscana e chiede alle imprese di contribuire a costruire quella che sarà la strategia della Regione nei prossimi anni. Ieri, a Firenze, il governatore ha riunito a Palazzo Strozzi le categorie economiche e i sindacati per discutere il nuovo Piano regionale di sviluppo. Un confronto che arriva in una fase delicata per il manifatturiero, alle prese con crisi aziendali, incertezza internazionale e difficoltà di accesso al credito.
Il primo obiettivo è invertire la tendenza. Giani punta a «portare il peso del manifatturiero sul Pil regionale dal 19% al 20%», rafforzando le filiere produttive e sostenendo gli investimenti. Una sfida che, nelle intenzioni del governatore, dovrà passare anche dalla capacità di utilizzare meglio le risorse europee, trasformandole in opportunità concrete per le imprese. Il secondo fronte è quello finanziario. La Regione intende rafforzare il ruolo di Fidi Toscana e il rapporto con il sistema bancario, per facilitare l’accesso al credito, soprattutto per le Pmi. Un tema cruciale per un tessuto produttivo che deve affrontare costi crescenti e investimenti sempre più impegnativi.
C’è poi la formazione professionale, sulla quale Giani rivendica un ruolo centrale della Regione, con l’obiettivo di ridurre il divario tra domanda e offerta di lavoro. Il quinto punto riguarda invece le semplificazioni urbanistiche, con l’intenzione di agevolare gli insediamenti industriali e manifatturieri, rimuovendo gli ostacoli che rallentano i progetti di sviluppo. Al pacchetto si aggiunge l’agricoltura, il sesto capitolo inserito dal presidente nel confronto con le categorie. «Stiamo elaborando il Piano regionale di sviluppo e quindi il tavolo di concertazione di oggi è per rilanciare questi punti», ha spiegato Giani, indicando nella concertazione lo strumento per raccogliere proposte e integrare il programma.
La partita, adesso, si sposta dalle dichiarazioni agli interventi. Il tavolo dovrà contribuire a definire le misure del Piano, ma soprattutto a verificare quanto le sei priorità possano tradursi in risorse e strumenti operativi.





