Maria, torniamo al 2023. Hai ottenuto il 92 per cento dei voti per diventare la leader dell’opposizione. Maduro però ti ha impedito di candidarti alle elezioni. Come ha fatto?
«Controllando completamente il consiglio elettorale. La verità è che Maduro mi temeva. Quindi pensava che vietandomi di candidarmi ci avrebbe impedito di vincere. Ma è successo esattamente il contrario. Edmundo González Urrutia si è candidato al mio posto e così siamo riusciti a unire la nazione e a sconfiggere Maduro con una vittoria schiacciante, incredibile, in condizioni estreme e ingiuste.
Dopo le elezioni sei rimasta nel Paese, ma ti sei nascosta finché non sei andata (in Svezia, ndr) a ritirare il Premio Nobel per la Pace. Vorrei che ci raccontassi perché non sei più tornata in patria dopo quel momento. Temevi per la tua vita? Non è molto comune che qualcuno dedichi il Premio Nobel per la Pace al leader di un altro Paese e dica pubblicamente: «Lo merita più di me». Ma tu l’hai fatto.
«Non appena ho saputo che ci era stato conferito il Premio Nobel per la Pace, l’ho dedicato al Presidente Trump perché in quel momento credevo lo meritasse. La maggior parte delle persone diceva che era impossibile realizzare ciò che lui ha fatto sabato 3 gennaio: se credevo che lo meritasse a ottobre, immaginate cosa penso ora. Il 3 gennaio passerà alla storia come il giorno in cui la giustizia ha sconfitto la tirannia. È una pietra miliare e non è solo un evento di enorme importanza per il popolo venezuelano e per il nostro futuro, credo che sia un passo enorme per l’umanità, per la libertà e la dignità umana».
Hai parlato con il presidente Trump da allora?
«Ho parlato con Trump il 10 ottobre, lo stesso giorno in cui è stato annunciato il premio, e non l’ho più sentito da allora, ma oggi voglio esprimere, a nome del popolo venezuelano, la nostra gratitudine per la sua visione coraggiosa, per le azioni e le decisioni storiche che ha intrapreso contro questo regime narcoterrorista, per aver portare Maduro davanti alla giustizia. Trenta milioni di venezuelani sono ora più vicini alla libertà, ma anche che gli Stati Uniti d’America sono oggi un paese più sicuro».
Gli hai offerto il Premio Nobel per la pace? È successo davvero? L’ho letto da qualche parte, ma non sono sicuro che sia vero.
«Non è ancora successo, ma mi piacerebbe molto potergli dire di persona che il popolo venezuelano vuole consegnarglielo e condividerlo con lui. Quello che ha fatto è storico, è un enorme passo avanti verso una transizione democratica. E voglio trasmettere questo messaggio al popolo americano: un Venezuela libero significa un alleato per la sicurezza, significa smantellare il centro criminale delle Americhe e trasformarlo in uno scudo di sicurezza, nell’hub energetico delle Americhe. Riporteremo lo stato di diritto, apriremo i mercati, garantiremo la sicurezza agli investimenti stranieri. Riporteremo a casa milioni di venezuelani che sono stati costretti a fuggire dal nostro Paese, per costruire una nazione forte, prospera e una società aperta. Ci lasceremo alle spalle la distruzione che questo regime socialista criminale ha inflitto al nostro popolo e trasformeremo il Venezuela nel principale alleato degli Stati Uniti in America Latina».
Quando pensi di poter tornare in Venezuela? Il presidente lo ha affermato, che al momento opportuno, quando ci sarà sicurezza, il popolo venezuelano si autogovernerà. Sei d’accordo con questo piano di transizione?
«Ogni giorno prendo una decisione in base a dove posso essere più utile alla causa. Per questo motivo sono rimasta nascosta per oltre 16 mesi, e per questo ho deciso di uscire allo scoperto: credo che in questo momento io sia più utile alla nostra causa parlando da dove mi trovo ora. Appena sarà possibile tornerò. In secondo luogo, ciò che stiamo vedendo nelle ultime 24 ore è davvero allarmante. Stiamo assistendo a un’escalation. Proprio oggi è stato pubblicato un decreto esecutivo firmato da Maduro lo stesso giorno in cui è stato deposto e arrestato. Un decreto che impone la persecuzione e la detenzione di ogni venezuelano che sostiene le azioni del presidente Trump. Solo oggi, 14 giornalisti sono stati arrestati. Questa è una questione che deve essere seguita attentamente sia dal governo degli Stati Uniti che dal popolo venezuelano. Certamente crediamo che questa transizione debba andare avanti. Delcy Rodríguez, come sapete, è una delle principali artefici di torture, persecuzioni, corruzione e narcotraffico. È la principale alleata e referente di Russia, Cina e Iran. Certamente non è una persona di cui gli investitori internazionali possano fidarsi ed è profondamente rifiutata e disprezzata dal popolo venezuelano. Quindi andiamo avanti. Abbiamo vinto le elezioni con una vittoria schiacciante, e in elezioni libere e giuste, vinceremmo con oltre il 90 per cento dei voti. Non ho dubbi al riguardo.







