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10 Ottobre 2026
Gianmaria Testa “Ritals”
10 Ottobre 2026Mattarella firma il Melonellum: la nuova legge elettorale ora attende il giudizio della Consulta
Poco più di un giorno dopo il voto finale della Camera, il presidente della Repubblica ha promulgato la nuova legge elettorale voluta dal centrodestra, che i giornali chiamano Melonellum o Stabilicum. Il testo era passato a Montecitorio con 227 voti favorevoli e 164 contrari. La firma non era scontata e per un giorno ha tenuto in sospeso partiti e osservatori, ma il Quirinale aveva già giocato la sua partita prima, durante l’iter parlamentare, con settimane di contatti con Palazzo Chigi che avevano prodotto tre modifiche. La più rilevante riguarda la soglia per il premio di maggioranza, portata dal 40 al 42 per cento.
Il sistema è un proporzionale con un premio molto consistente: circa 105 seggi aggiuntivi alla coalizione che supera quella soglia anche di un solo voto. È qui che si concentrano i dubbi di costituzionalità. La storia recente è nota: la Corte costituzionale ha già bocciato il Porcellum nel 2014 e parzialmente l’Italicum nel 2017, proprio per premi di maggioranza capaci di alterare in modo sproporzionato la rappresentanza. La firma del capo dello Stato non equivale a un certificato di legittimità: la Costituzione gli consente di rinviare una legge alle Camere solo in presenza di vizi palesi, e se il Parlamento la riapprova deve comunque firmarla. Il giudizio vero spetta alla Consulta, che le opposizioni intendono investire della questione.
La legge cambia il paesaggio politico prima ancora di essere applicata. Un premio di queste dimensioni spinge alla formazione di coalizioni larghe, costruite per superare il 42 per cento più che per governare insieme. Lo si vede già nelle manovre al centro, con l’accordo tra Meloni e Sud chiama Nord, e nelle contromosse del campo progressista, dove Conte e Schlein provano a scrivere una piattaforma comune su lavoro, casa e Costituzione pur restando divisi sulle primarie. Il rischio è quello di sempre: alleanze elettorali solide fino al giorno del voto e fragili il giorno dopo, proprio l’opposto della stabilità promessa.
C’è poi una questione più profonda, che riguarda il rapporto tra rappresentanza e governabilità. Una democrazia parlamentare vive di due esigenze in tensione: che il Parlamento rispecchi il Paese e che dal Parlamento nasca un governo. Ogni legge elettorale è un compromesso tra queste due spinte. Quando il compromesso pende troppo dalla parte del governo, la minoranza più forte diventa maggioranza assoluta per effetto di un meccanismo, non del consenso, e il Parlamento si riduce a cassa di risonanza dell’esecutivo. Se poi si aggiunge il progetto di premierato, il disegno complessivo appare chiaro: concentrare il potere in un vertice legittimato da un voto trasformato in investitura.
Resta da fissare la data delle elezioni. La legislatura scade naturalmente nel settembre 2027, ma si parla di una finestra in primavera. Il tempo che rimane servirà anche alla Corte. Sarebbe paradossale, e già accaduto, andare a votare con una legge poi dichiarata incostituzionale. Una riforma delle regole del gioco approvata a colpi di maggioranza, a ridosso del voto e su misura per chi governa, è già di per sé un segnale che dovrebbe preoccupare chiunque, al di là delle appartenenze.





