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6 Marzo 2026Certe storie a Siena tornano sempre. Cambiano i protagonisti, cambiano i piani industriali, ma il copione resta sorprendentemente simile. Anche questa volta Rocca Salimbeni vive una nuova rivoluzione: Luigi Lovaglio lascia la guida della banca dopo quattro anni e il Monte dei Paschi si prepara a un’altra stagione, con un nuovo consiglio di amministrazione che sarà votato dall’assemblea dei soci il 15 aprile.
Lovaglio non è stato un amministratore qualunque. È l’uomo che ha rimesso in piedi una banca uscita da una delle crisi più traumatiche del sistema bancario italiano: il Monte è tornato in utile, ha ripreso a distribuire dividendi, ha completato una ristrutturazione durissima. E soprattutto ha tentato la scalata a Mediobanca, l’operazione più ambiziosa degli ultimi decenni. Eppure proprio ora viene accompagnato alla porta — e non ci sta. Escluso dalla lista del consiglio, si è candidato nella lista promossa dall’imprenditore Giorgio Girondi, puntando a convincere la Delfin della famiglia Del Vecchio a schierarsi con lui per ribaltare i rapporti di forza in assemblea.
La vera natura della partita è qui: non si tratta di scegliere il miglior manager. Si tratta di decidere chi controlla Monte dei Paschi nei prossimi anni. Tre poli si fronteggiano — Caltagirone con il suo undici per cento, Delfin, e la coalizione Lovaglio-Girondi — mentre per la guida della banca circolano i nomi di Fabrizio Palermo, Carlo Vivaldi e Corrado Passera. Uomini di Roma e Milano, non di Siena.
Eppure Siena ha già giocato, e vinto, una partita di questa portata. Negli anni Novanta la città riuscì a trasformare una banca locale in un protagonista nazionale, con un’operazione politica e finanziaria di grande intelligenza strategica che rafforzò il peso del territorio nel sistema bancario italiano. Fu una stagione irripetibile. Da allora il Monte è entrato in una spirale di trasformazioni continue: acquisizioni sbagliate, crisi finanziarie, ricapitalizzazioni miliardarie, l’uscita e il ritorno dello Stato nel capitale. Ogni passaggio ha allontanato un po’ di più la banca dal controllo della città.
Rocca Salimbeni rimane nel cuore di Siena, con le sue pietre antiche e la sua storia lunga cinquecento anni. Ma la lezione più amara è un’altra: Siena continua a guardare la banca come parte della propria identità, mentre la banca ha già da tempo smesso di guardare Siena.




