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La partita sulla governance di Banca Monte dei Paschi di Siena entra in una fase decisiva. L’assemblea straordinaria degli azionisti, convocata per il 4 febbraio, è chiamata ad approvare un pacchetto di modifiche statutarie che ridisegnano in modo significativo le regole del gioco in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione previsto in primavera. Un passaggio chiave, maturato dopo un confronto con la vigilanza europea e in attesa del via libera formale, che però viene dato ormai per imminente.
Il cambiamento più rilevante riguarda l’introduzione della lista del consiglio di amministrazione, uno strumento già adottato dalle principali banche italiane ed europee. In sostanza, il board uscente potrà presentare una propria lista di candidati per il rinnovo, aprendo formalmente una competizione tra possibili schieramenti. Una scelta che segna un allineamento del Monte alle pratiche di mercato, ma che allo stesso tempo concentra il confronto sugli equilibri tra soci più che su un reale scontro pubblico tra visioni alternative.
Accanto a questo, lo statuto viene aggiornato su altri fronti sensibili. Cade il limite al numero dei mandati per gli amministratori, incluso il presidente, e viene resa più flessibile la disciplina sulla nomina delle cariche apicali, che potrà avvenire anche all’interno del consiglio qualora l’assemblea non provveda direttamente. Sul piano finanziario, la banca propone di ridurre al minimo di legge la quota di utili destinata a riserva legale ed eliminare la riserva statutaria. Una scelta che libera margini per una politica dei dividendi più generosa, fino alla distribuzione integrale degli utili, se le condizioni lo consentiranno. Anche la remunerazione dei vertici viene rivista, con la possibilità di aumentare il peso della componente variabile rispetto a quella fissa.
Queste modifiche aprono ufficialmente il “cantiere” del nuovo consiglio. La banca si prepara ad affidare a una società specializzata la selezione dei profili, mentre sullo sfondo partono le prime interlocuzioni tra i principali azionisti. L’ipotesi teorica è quella di più liste in competizione, ma lo scenario più probabile resta quello di una lista unica, frutto di una convergenza ampia tra i soci rilevanti e il management. In questo senso, il ruolo dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio e del presidente Nicola Maione appare centrale nel tessere una sintesi che eviti fratture.
Gli equilibri azionari restano tuttavia complessi. I grandi investitori finanziari osservano con attenzione, pronti a far valere il proprio peso ma senza esporsi direttamente sul terreno delle candidature, anche per i vincoli posti dalla vigilanza. Il Ministero dell’Economia, pur restando il primo azionista, ha già fatto sapere di non voler presentare una propria lista, segnalando la volontà di mantenere una posizione defilata nella fase di composizione del board.
In questo contesto, la riforma della governance non è solo un passaggio tecnico. È il segnale che il Monte considera chiusa la lunga fase emergenziale e si prepara a giocare una partita ordinaria, ma non per questo semplice, nel sistema bancario italiano. Le nuove regole aprono spazi di manovra, rendono la banca più appetibile per il mercato e aumentano le aspettative degli azionisti. Ma, come spesso accade, sarà la gestione degli equilibri politici e finanziari a dire se la corsa al consiglio produrrà continuità rassicurante o un vero riassetto di potere.





