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17 Marzo 2026
After the Gold Rush
17 Marzo 2026«Un’offerta ostile» Massimo dello sdegno contro l’annuncio di Unicredit di voler aumentare la propria partecipazione in Commerzbank fino a oltre il 30% del capitale
Un «tentativo di acquisizione spudorato» e «un’offerta ostile», con il modus-operandi dell’amministratore delegato della banca italiana equiparato a un comportamento «da spaccone». Si alza in Germania il massimo dello sdegno contro l’annuncio di Unicredit di voler aumentare la propria partecipazione in Commerzbank fino a oltre il 30% del capitale. «Non ci sono le basi per i colloqui. La mossa non è stato concordata con noi» replica seccamente Bettina Orlop, ceo dell’istituto di credito tedesco. Ma fa la voce grossa anche il governo Merz, per bocca del portavoce del ministero delle Finanze: «Un’offerta ostile non sarebbe accettabile». Sotto il profilo finanziario e ancor prima politicamente, visto che le mire di Unicredit su Commerz da sempre sono tra i nodi della discordia nella relazione fra Berlino e Roma.
A preoccupare il governo Cdu-Spd è la crescita del peso di una banca straniera in uno dei principali asset bancari del paese che non tenderebbe tanto a «consolidare la presenza nel mercato tedesco, il principale a livello europeo» (questo l’obiettivo ufficiale di Unicredit) quanto all’acquisizione mascherata di Commerzbank.
La banca italiana punta infatti strategicamente sugli azionisti: in base alla sua offerta pubblica volontaria possono scambiare le azioni di Commerzbank con titoli di Unicredit (al cambio di 0,485 contro 1) consentendo così a quest’ultima di accrescere il peso nel capitale fino al 30%, limite oltre cui scatta l’obbligo di presentare un’opa. Da qui l’allarme del ministero delle Finanze. Anche se il governo Merz «non è un organo di vigilanza», come rimarcano a Berlino, la sua moral suasion pesa comunque politicamente sulla bilancia della Bce, l’autorità cui spetta l’ultima parola sullo scontro bancario italo-tedesca.
L’ad di Unicredit respinge con forza tutte le accuse: «Non abbiamo alcuna intenzione di assumere il controllo di Commerzbank di cui deteniamo già il 26% più il 4% con al meccanismo del total return swap» sottolinea Orcel aprendo al «confronto costruttivo nelle prossime settimane» con il management tedesco.
Sarà molto complicato, perlomeno a sentire i sindacati preoccupati dalla scalata che somiglia troppo a un’acquisizione a tappe. Se venisse portata a termine porterebbe al maxi-taglio dei posti di lavoro di Commerzbank, calcola Sascha Uebel, presidente del consiglio degli impiegati, che contro l’ad di Unicredit usa parole di fuoco: «Orcel non la passerà liscia con questo atteggiamento da spaccone. Non solo la sua mossa non è stata concordata ma pure è contro di noi». Sulla stessa linea i Ver.Di. Il sindacato del settore dei servizi denuncia «gravi conseguenze» in caso di incorporamento di Commerzbank da parte di Unicredit.
«Le fusioni bancarie comportano sempre l’eliminazione delle strutture ridondanti. Prevediamo oltre 10 mila posti di lavoro a rischio a causa della sovrapposizione delle due diverse reti di filiali di Unicredit e Commerzbank».





