
Da Unicredit a Montepaschi, gli inciampi dello Stato banchiere
29 Novembre 2025“Non vinceremo questa guerra senza le donne”. Così cinque soldatesse hanno spezzato i tabù nell’esercito di Kyiv
LE DRONISTE UCRAINE
Zaporizhzhia. Le soldatesse ucraine sedevano rannicchiate nel lorobuio rifugio sotterraneo, tese e concentrate: gli occhi di Viktoriia correvano freneticamente tra due schermi, mentre le mani di Tetiana stringevano il controller di un drone. Nei campi lì intorno, un obice russo stava sparando contro le posizioni ucraine. Le due donne guidarono il loro drone carico di esplosivo verso il bersaglio e si lanciarono in picchiata. Gli schermi si sfocarono. La stanza divenne silenziosa. Poi, dalla trincea esterna, arrivò la voce della loro comandante, Daria: “Colpito!”. La squadra esplose in un grido di gioia: era il loro primo successo da quando, quest’estate, avevano iniziato a combattere come unità interamente femminile.
A quasi quattro anni dall’invasione russa, sempre più donne in Ucraina assumono ruoli di combattimento che un tempo erano riservati agli uomini. La difficoltà di reperire personale ha costretto l’esercito a cambiare. Quest’anno si sono arruolate più di 70 mila donne, con un aumento del 20 per cento rispetto al 2022. Circa 5.500 di loro servono attualmente in prima linea.
Ma quella di Daria è la prima squadra della Guardia nazionale a operare totalmente senza uomini. Lei e le quattro donne sotto il suo comando guidano il proprio veicolo, trasportano l’equipaggiamento, assemblano gli esplosivi e lanciano droni armati sul fronte sud-orientale.
Quando la Russia invase per la prima volta l’Ucraina nel 2014, una cosa del genere sarebbe stata impensabile. Alle donne era ufficialmente vietato ricoprire ruoli di combattimento, potevano invece arruolarsi come infermiere e cuoche o svolgere lavori d’ufficio. Alcune combatterono comunque in prima linea, ma senza ottenere gli stessi diritti dei colleghi uomini.
Le riforme iniziarono nel 2016 e, nel 2022 – l’anno dell’invasione su vasta scala – vennero revocate ulteriori restrizioni che impedivano alle donne di ricoprire ruoli da ufficiale al pari degli uomini. Era il 24 febbraio 2022, il giorno in cui le truppe russe hanno invaso i confini dell’Ucraina, quando Daria, oggi 35enne, si è presentata a un ufficio di reclutamento a Kyiv. Aveva completato un corso volontario da cecchino, era a suo agio con i fucili d’assalto e aveva ricevuto formazione di primo soccorso e tattiche di combattimento. Era più preparata della maggior parte degli uomini a cui stavano consegnando le armi. Ma funzionari militari, vedendo i suoi capelli biondi e il suo kit medico, la scambiarono automaticamente per un’aspirante infermiera. Le chiarirono che alle donne non sarebbe stato offerto nessun altro ruolo da combattimento.
Ci è voluto quasi tutto il 2022 perché Daria trovasse un ruolo nell’esercito. Guardò con orrore i russi occupare la sua città natale nella regione meridionale di Kherson, una conferma della sua scelta di abbandonare il vecchio lavoro nel marketing di prodotti per l’infanzia. “Ho deciso di non essere una vittima, ma una predatrice”, ha detto. Si unì alla Guardia nazionale, si formò sui droni d’attacco e fu inviata nelle battaglie più dure della guerra, tra cui Avdiivka, dove era l’unica donna tra 30 soldati. “Rivedo ancora quell’operazione nei miei incubi”, dice. Lei e le altre hanno chiesto di essere identificate solo con il loro nome, come previsto dal regolamento militare. Man mano che Daria, il cui nome in codice è “Hilka” (ramo d’albero), acquisiva maggiore esperienza, si ritrovò sulla stessa strada delle giovani donne che oggi comanda, tutte dirette verso la stessa speciale unità di droni della Guardia nazionale, chiamata Typhoon. All’inizio di quest’anno, il comandante di Typhoon Mykhailo Kmytiuk, 31 anni, capì che non tutte le giovani donne talentuose della sua unità riuscivano a esprimersi al meglio. Così propose a Daria, già comandante di un’altra squadra di droni, di considerare di guidare una nuova unità composta solo da donne.
All’inizio, Daria rifiutò. Aveva lavorato duramente per arrivare dove era. Ma poi ci ripensò. Poteva essere un esperimento interessante, che avrebbe potuto dare a lei e alle altre soldatesse lo spazio per concentrarsi finalmente sul loro lavoro, anziché sul loro genere. Accettò di provarci. La squadra si formò rapidamente: cinque donne provenienti da squadre riunite in una nuova unità. Oleksandra, ora 24enne, Viktoriia, 26 anni, e Tetiana, 22, erano amiche strette e felici di ritrovarsi. Daria aveva conosciuto Maryna, 23 anni, durante un addestramento sui droni e ne era rimasta colpita. Vennero assegnate alla regione di Zaporizhzhia. Le donne trovarono un appartamento con quattro camere da letto con spazio sufficiente per i loro giubbotti antiproiettile, elmetti, fucili e la vasta collezione di profumi di Daria. Da lì iniziarono il loro tragitto verso le nuove posizioni, vicine alla linea del fronte.
Oleksandra, originaria di Kyiv, era una studentessa d’arte in Svizzera quando vide il documentario Premio Oscar “20 Days in Mariupol”. Il film, che racconta della città sud-orientale bombardata e occupata dai russi, la sconvolse profondamente. “Mi sono resa conto di quanta rabbia provassi nei confronti dei russi e della guerra”, ricorda. Il giorno dopo chiamò suo padre per dirgli che si sarebbe arruolata.
Oleksandra frequentò un corso di ricognizione di un mese nell’Ucraina occidentale, dove conobbe Tetiana, fresca di laurea in giornalismo televisivo, e Viktoriia, un’ex contabile della regione di Chernivtsi. Figlia unica di un padre già militare, i genitori di Tetiana la pregarono di non arruolarsi. La famiglia di Viktoriia invece era fuggita in Germania, ma capì che lei non li avrebbe seguiti.
Le tre decisero di arruolarsi insieme, scegliendo il nome in codice Typhoon. Oleksandra adottò il nome in codice “Smakolyk”, che significa “dolcetto”. Tetiana divenne “Titan”, Viktoriia “Karma”. Firmarono i contratti nel novembre 2024. Durante l’addestramento di base, le donne capirono contro cosa si sarebbero scontrate. Il campo era composto quasi esclusivamente da uomini, alcuni dei quali sembravano guardarle con disprezzo. Alcuni facevano commenti sottovoce. Quando tagliarono i capelli a un loro amico, altri uomini iniziarono a mettersi in fila come in un salone di bellezza. Stufa, Tetiana tenne un discorso appassionato chiedendo loro di smetterla di fissarle a bocca aperta o di trattarle come parrucchiere. Le donne erano giovani, forti e motivate a combattere per il loro paese. Erano soldatesse come tutti gli altri. Con sua grande sorpresa, gli uomini si misero sull’attenti, poi applaudirono.
Mentre la guerra infuriava in patria, Maryna iniziò a cercare una via d’uscita dal suo circo itinerante. Ginnasta acrobatica proveniente dalla città orientale di Dnipro, si esibiva in Europa davanti a pubblici indifferenti agli orrori in Ucraina. La vita on the road era fisicamente ed emotivamente estenuante. Le veniva chiesto di esibirsi in costume estivo anche con temperature sotto zero. Decise quindi di tornare a casa per arruolarsi. Rispetto al circo, dice, la vita nell’esercito “è un lusso assoluto”. Maryna scelse il nome di battaglia “Vesna”, primavera.
Come Daria prima di loro, tutte e quattro vennero inizialmente assegnate a unità miste. Alcuni uomini urlavano loro contro o le facevano sentire inferiori. Altri le consideravano alla pari. Alcuni insegnarono a Oleksandra a guidare un pick-up manuale a velocità folle lungo le strade sconnesse del fronte. Altri condivisero la loro conoscenza sui droni. Ma molti non riuscivano a scrollarsi di dosso gli stereotipi. Anche quando i colleghi pensavano di essere gentili, offrendosi di portare le attrezzature o cedendo loro il posto più comodo, rafforzavano un messaggio pericoloso, ovvero che non fossero tutti uguali. Queste dinamiche scomparvero quando le donne accettarono di prestare servizio insieme, solo loro cinque,
Quest’anno si sono arruolate più di 70 mila donne, con un aumento del 20 per cento rispetto al 2022 Oleksandra scelse il nome in codice “Smakolyk”, che significa “dolcetto”. Tetiana “Titan”, Viktoriia “Karmasenza uomini.
Negli ultimi giorni dell’estate, le donne impararono a memoria ogni buca e curva della strada che portava al fronte, facilmente raggiungibile dai russi. Con Oleksandra al volante del loro camion dotato di un dispositivo di guerra elettronica per respingere i droni, le altre monitoravano un rilevatore che si attivava quando un drone era nei dintorni. Viaggiavano sempre pronte a buttarsi fuori dal veicolo se necessario. Impararono ogni dettaglio del nuovo territorio, da dove raccogliere le pere lungo il percorso a dove i russi accumulavano le loro attrezzature. Non erano lì per dimostrare che le donne potevano combattere come gli uomini. Sapevano già di poterlo fare. Erano lì per difendere il loro paese. “Odio quando la gente dice che sono qui al posto di un uomo”, dice Viktoriia. “Non lo faccio al posto di un uomo, lo faccio per me stessa… e per la mia futura famiglia”. Sapevano che tutti gli occhi sarebbero stati su di loro. Daria ricorda ancora le parole sprezzanti di un ufficiale più alto in grado. “Che razza di comandante potrebbe mai essere? E’ solo una messinscena, farebbe meglio a cucinare il borscht”, lo sentì dire. L’ironia, aggiunge ridendo, è che è una pessima cuoca.
La pressione però era forte, e con l’arrivo dell’autunno e la caduta delle foglie dagli alberi che prima fornivano una copertura fondamentale, la frustrazione aumentava. I droni a loro disposizione spesso non funzionavano. Sapevano pilotarli, sapevano costruire bombe efficaci, ma li vedevano schiantarsi o perdere segnale prima di raggiungere i russi.
Poi, in una mattina di ottobre, si stabilirono in una linea di trincee vicino a un prato. Oleksandra preparò il drone, fissando con cura diversi chili di esplosivo alla sua parte inferiore. Daria e Maryna sistemarono l’antenna e il ripetitore vicino al campo. Viktoriia e Tetiana sistemarono gli schermi nel bunker vicino, rinforzato in cemento.
Mentre lavoravano, di tanto in tanto si urlavano a vicenda di mettersi al riparo dai droni russi in ricognizione. Poi arrivò il momento del lancio. Oleksandra entrò nel campo e si accucciò, sollevando il drone sulla spalla. Lo lanciò nel grigio cielo autunnale. Dal bunker, Viktoriia e Tetiana lo guidarono abilmente verso il bersaglio. Poi arrivò il messaggio alla radio di Daria. L’obice era stato distrutto. La loro esultanza durò poco più di un minuto. Poi Daria gridò a tutte di tornare al lavoro e di prepararsi a riprovare. In qualità di comandante, crede più che mai in ciò che già sapeva quando si arruolò per combattere nel 2022: “Non vinceremo questa guerra senza le donne”.





